Sindaco Fabbri, adeguarsi alla Costituzione non è qualcosa di grave
Gentile Redazione,
Il Sindaco Fabbri definisce «molto grave» la decisione della Regione Emilia-Romagna di adeguare le regole sull’assegnazione degli alloggi popolari agli orientamenti della Corte costituzionale utilizzando erroneamente la parola ”scelta”.
Ma quando la Corte Costituzionale interviene su una legge definendola incostituzionale, non puoi scegliere.
Grave è la residenzialità quando prevale sul bisogno, la Corte Costituzionale non la esclude quando siamo di fronte a parità di bisogno.
Ma proviamo a fare un esempio concreto.
Famiglia A: due genitori con due bambini piccoli, un solo reddito precario, un ISEE di 5.000 euro e uno sfratto imminente (40 punti). Vivono nel Comune da due anni. Famiglia B: due genitori con un figlio, entrambi occupati stabilmente, un ISEE di 18.000 euro e una situazione abitativa meno critica. Vivono nel Comune da dieci anni (38 punti) che diventano 41 sommando i 3 punti della residenzialità.
Entrambe le famiglie possiedono i requisiti per partecipare al bando ERP che premia di 0.3 punti ogni anno di residenza.
Ora pongo al Sindaco una domanda semplicissima: è giusto che la famiglia B possa superare in graduatoria la famiglia A soltanto perché risiede nel territorio da più anni, nonostante la famiglia A abbia un bisogno abitativo molto più grave?
È esattamente il problema affrontato dalla Corte costituzionale. Con la sentenza n. 1 dell’8 gennaio 2026, la Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimo un sistema di punteggi che consentiva alla maggiore anzianità di residenza o di attività lavorativa di prevalere sull’effettivo bisogno abitativo.
E con la sentenza n. 70 del 2026 ha ribadito che la residenza pregressa e prolungata non può diventare una barriera irragionevole all’accesso all’edilizia pubblica. Sindaco, le case popolari non sono un premio alla fedeltà territoriale, questo vale per tutti i Sindaci italiani che devono rispettare prima della Corte Costituzionale lo scopo per il quale è stata creata l’edilizia pubblica, aiutare chi ha più bisogno.
Sono uno strumento di protezione sociale destinato alle persone e alle famiglie che si trovano in maggiore difficoltà.
Nessuno nega il valore di chi vive e lavora da decenni nella nostra comunità. Ma quel valore non può trasformarsi in un privilegio che penalizza chi oggi rischia di perdere il tetto sopra la testa.
E soprattutto non è una questione di italiani contro stranieri, come sembra emergere dal suo intervento: la Costituzione tutela il principio di uguaglianza e il bisogno abitativo indipendentemente dalla provenienza.
Il Sindaco afferma che eliminare questi meccanismi significherebbe permettere ai nuovi arrivati di superare chi vive nel territorio da molti anni.
Ribalto la domanda: per quale ragione una famiglia che vive qui da dieci anni, ma ha meno bisogno, dovrebbe necessariamente precedere una famiglia con bambini che rischia di rimanere sul marciapiede?
Il criterio deve essere la gravità del bisogno, non l’anzianità anagrafica della residenza. Grave è chi va contro questo criterio.
La Corte costituzionale non ha stabilito che il legame con il territorio sia sempre irrilevante. Ha stabilito che non può prevalere ingiustificatamente sulla condizione di bisogno.
Sindaco Fabbri, adeguarsi alla Costituzione non è qualcosa di grave. Grave sarebbe continuare a difendere regole che mettano in secondo piano proprio le famiglie più fragili.
La casa popolare deve andare prioritariamente a chi ne ha più bisogno, non semplicemente a chi abita da più tempo nello stesso posto.
Roberto Baldisserotto