L’ex sindaco di Ferrara, Gaetano Sateriale, ha recentemente inviato una lettera ai giornali per condividere un classico della politica italiana: il pianto sul latte (o sul teleriscaldamento) versato. Col senno di poi, ammette, forse raccomandare la multiutility Hera a mezza Emilia-Romagna come apportatrice di efficienza – al posto delle vecchie, polverose aziende municipalizzate – non è stata l’intuizione del secolo.
Il trauma nasce dalle tariffe predatorie del teleriscaldamento ferrarese detto “geotermico” nonostante la terra c’entri poco: a scaldare i termosifoni dei cittadini provvedono grossi bruciatori a gas e l’inceneritore. Roba che, se si candidasse al comitato degli scienziati, l’etichetta “geotermico” meriterebbe d’ufficio un premio IgNobel per la fantasia applicata all’energia green.
Ma non facciamo i cattivi: al dottor Sateriale va riconosciuto il meritato conforto intellettuale del “Si, l’avevo detto… ma tanti anni fa”. E così, con il Vaso di Pandora targato Hera c’è solo l’imbarazzo della scelta su cosa rammaricarsi. Facciamo un breve tour guidato:
- L’affare del secolo: La rete comunale di distribuzione del gas valeva almeno un miliardo di euro – una rarità fra i comuni italiani. Risultato? Ceduta ad Hera per la principesca cifra di 120 milioni. Un’autentica seduta di spiritismo amministrativo: l’asset c’era, e poi… poff!, sparito per magia nera.
- Monopolio in omaggio: Già che si regalava la rete, si è ben pensato di accompagnarla col suo ghiotto monopolio, privando il Comune di Ferrara di una grassa e sicura entrata fissa. Una memorabile generosità francescana.
- Il controllore che si fa l’autocertificazione: Nel contratto di servizio con Hera ci si è dimenticati di inserire i controlli. Roba da manuale: il padrone di casa che dà le chiavi all’idraulico e si fida quando dice che cambiando le guarnizioni dei rubinetti ha dovuto rifare i muri.
- Dinamica già vista (vedi Ponte Morandi), dove chi dovrebbe essere vigilato è incaricato di vigilare su sé stesso. Finalmente una vera semplificazione!
- La sindrome del Comune senza bussola: Non essendoci più nessuno in Municipio in grado di valutare l’operato di Hera, la città si muove in un eterno cortocircuito pratico:
- Le caditoie “acquatiche”: piove tre minuti e alcune strade con le fognature perennemente otturate diventano Venezia. Ma il Comune paga il servizio come se gli operatori passassero a stasare fogne tutte le settimane.
- L’illuminazione “quantistica“: si paga a punto luce, non a fotoni emessi. E così, per fare più luce in certe vie del centro (vedi via Mazzini e via Garibaldi), invece di cambiare le lampade si sono aggiunti altri due impianti luce con lampioni diversi. Risultato? Triplo lampione, triplo incasso per Hera, ma s’è ridotto il conflitto fra i piazzisti di lampioni, portando pace e serenità nel settore.
- La spazzatura “schrödinger“: la raccolta indifferenziata si paga al chilo, ma si calcola contando quante volte apri la calotta da 25 litri del cassonetto. Quando sollevi lo sportello, per il sistema hai buttato dentro un blocco solido di 25 litri esatti, a prescindere che contenga un tubetto di dentifricio o la collezione di ferri da stiro in ghisa della nonna. Con invidia della GDO che bramerebbe vendere capienze in litri pagate a “peso” (€/kg, un’affascinante figura retorica).
Beh, tutto qui? Neanche per sogno! Hera è una multiutility, mica una dittarella con sede legale in un sottoscala. Fa le cose in grande. A Ferrara distribuisce l’acqua potabilizzata con criteri suoi, pulisce l’aria incenerendo 140.000 tonnellate di rifiuti, pulisce anche le strade senza incenerirle, si prende cura del verde, vende energia elettrica. Tutte attività politicamente corrette, in ognuna delle quali riesce a prevaricare sugli utenti con autorevole disinvoltura.
Aspettiamo tutti che a Bologna diano l’ok ad Hera per l’acquisizione del Comune di Ferrara.
Paolo Giardini