Conservatori e progressisti, laici e cattolici, sovranisti ed europeisti: nessuno ha mancato di omaggiare Emma Bonino, dando luogo al solito festival dell’ipocrisia.
A me piace invece ricordare la donna che fece scelte scomode e mal sopportate dall’establishment, a cominciare dalle critiche alla legge 194, da lei definita un brutto pasticcio, frutto del compromesso fra democristiani e comunisti. Legge contro cui i radicali promossero un dimenticato referendum abrogativo per ampliarne la portata.
Nel 1994 non esitò poi a seguire Pannella nell’alleanza dei radicali con Berlusconi contro quella che fu definita dallo stesso Pannella “l’armata serbo-progressista” (ovvero la “gioiosa macchina da guerra” di cui parlava Occhetto).
Eletta nelle liste del Polo delle Libertà (orrore!) fu anche nominata commissaria europea da Berlusconi, guadagnandosi l’ostilità delle sinistre.
Fu poi favorevole a un intervento armato in Bosnia per mettere fine alla pulizia etnica e, recentemente, agli aiuti militari all’Ucraina (l’alternativa, disse, era “una pacca sulla spalla”), ritenuti “doverosi”.
E così si guadagnò l’antipatia di tutti i pacifisti.
Circa i migranti, disse in un’intervista che “siamo stati noi, fra il 2014 e il 2016, a chiedere che tutti gli sbarchi avvenissero in Italia, violando anche Dublino”. E chi governava in quel periodo?
Ora Conte e Renzi (giusto per citare qualche nome, ma l’elenco potrebbe essere lungo) ne tessono l’elogio senza pudore.
Emma Bonino fu una donna libera, capace di andare controcorrente anche in situazioni scomode e sgradite al potere. Ricordiamola dunque per l’esempio che ci ha dato, ben diverso da quello dei politici che animano il misero teatrino dei nostri giorni.
Sandro Magri