Forse gli hooligans apprezzerebbero gli 80 dB registrati nelle sere dei tre eventi musicali realizzati nella Nuova Darsena l’11, il 12 e i 13 settembre.
Per un qualsiasi turista inglese, sollecitato da un articolo del The Guardian per cui Ferrara “sembra l’Italia dal volume abbassato” e come tale da visitare. Ma sembra un’esercitazione di umorismo inglese, dato l’inquinamento acustico allucinante verificatosi in questi tre giorni.
Il sindaco, commentando il contenuto di quella che ha definito “una delle testate internazionali più autorevoli”, ha dimostrato grande soddisfazione perché, a suo dire, The Guardian evidenzia le caratteristiche sulle quali l’Amministrazione Comunale ha deciso “di puntare in questi anni: cultura, bellezza, qualità della vita […] e un patrimonio straordinario” da vivere senza perdere l’autenticità della città” (dimenticando che la Ferrara rinascimentale di cui si vanta c’è da secoli).
Ma come è possibile mantenere l’autenticità di Ferrara, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, promuovendo e sostenendo eventi dal fortissimo impatto acustico nei suoi luoghi più significativi quali: Piazza Trento e Trieste, Piazza Ariostea, il Sottomura e ora anche la Darsena? In questi contesti, a differenza dei turisti che, infastiditi dal rumore e dal chiasso, se ne possono andare, i residenti, privi di ogni tutela, per riuscire a dormire sono costretti a chiudere porte e finestre o trovare rifugio presso parenti e amici.
Purtroppo, alle ‘belle’ parole non corrispondono i fatti. Un esempio è fornito da Diletta D’Andrea, capogruppo in Consiglio di Forza Italia quando, in merito al Festival dell’Unità, chiede agli organizzatori delucidazioni sull’impatto acustico, deroghe, commissioni di vigilanza e tutela dei residenti, regole che valgono per tutte le occasioni in cui si organizzano eventi impattanti e non solo per questo specifico caso.
Maria Bonora