L’Assessora alla Sicurezza del Comune di Ferrara, Cristina Coletti, ricalcando le orme di un suo predecessore (l’infelice che disse di non aver mai sentito parlare di Mafia Nigeriana, quella che da anni dominava la GAD), rispondendo ad una interpellanza su «disturbi e schiamazzi nelle ore successive agli eventi in zona Darsena», ha scritto una paginetta con meno di 260 parole suddivise in sei paragrafi.
Un’abile sintesi? No. Una lapide tombale su una fossa comune di verità taciute.
Il debutto è col botto statistico: 22 segnalazioni in tre anni. Un numero imponente, quasi quanto i clienti odierni di una cabina telefonica. Peccato che l’Assessora dimentichi di contestualizzarlo, perché con migliaia di watt che pompano bassi capaci di resettare il ritmo cardiaco dei residenti assonnati, è ovvio che anche il pubblico alla fine sia un po’ suonato e si attardi in colloqui silenziosi come confronti dialettici fra hooligans.
Ma niente paura, il secondo paragrafo assicura che il Comune non sta con le mani in mano: «Le segnalazioni gestite hanno generato l’invio di pattuglie della Polizia Locale nelle aree interessate per le verifiche di competenza.» Oh, sollievo! E in cosa consistono queste “verifiche di competenza”? Gli agenti scendono dall’auto, appoggiano l’orecchio ad un muro e dicono “Sì, in effetti c’è casino”?
Sa, Signora Assessora, senza fonometri in dotazione, per la Polizia il baccano di cento scalmanati molesti ha lo stesso valore del sussurro di un penitente nel confessionale.
Nel terzo paragrafo, l’Assessora sale in cattedra e regala una perla di fisica quantistica: la superficie dell’acqua della Darsena è «perfettamente riflettente». Chi l’avrebbe mai detto che l’acqua riflette? Einstein si starà ribaltando nella tomba per l’invidia. Il problema è che questo specchio d’acqua trasforma la Darsena in un flipper acustico: il rumore rimbalza da una sponda all’altra, sommandosi tra i palazzi manco fossimo al Tomorrowland. E qual è la soluzione del Comune? Girare le casse acustiche nella direzione della corrente del fiume, convinti che i suoni si lascino trasportare via invece che diffondersi dappertutto (le casse dei bassi sono tutt’altro che direttive). Poi l’Assessora parla (a sproposito) di “taratura”. Quando vorrà citare ancora termini tecnici, si assicuri che non siano espressioni gergali dei venditori di friggitrici d’aria.
Saliamo rapidamente sul finale perché lo spazio stringe, notando che la kermesse della Darsena continua a viaggiare su binari paralleli alla Sicurezza. Chi autorizza deroghe forse pensa che “dB” sia un’unità di misura del sistema metrico decimale (deci-bel, deci-mal, ecc), una sigla spicciativa per farla corta con le noiosità. Purtroppo la sigla riguarda andamenti logaritmici contro intuitivi! Infatti, a passare da 60 a 80 dB non significa alzare un pochino il volume, significa moltiplicarlo per cento! Praticamente un attentato ai timpani autorizzato da timbro comunale.
E per concludere, la ciliegina (avvelenata) sulla torta: il nuovo target degli eventi notturni. I video post-mezzanotte mostrano allegre frotte di pargoli urlanti, incitati da genitori che urlano ancora più forte. Una bellissima gestione familiare, sponsorizzata dai chioschi di birra che il Comune tutela con amore materno.
Di questo passo, alle prossime festività la Befana porterà ai bambini calze contenenti Oro, Incenso e Birra.
Cara Assessora, se non le fa troppo schifo la Semantica, cambi la dicitura della targa fuori dalla sua porta, sostituendola con “Assessorato alla Insicurezza”. Così potrà prendere fischi per fiaschi senza problemi.
Cordiali saluti.
Paolo Giardini