di Riccardo Giori
Non è servito neppure Matteo Salvini a ricomporre, almeno pubblicamente, le distanze che attraversano la Lega ferrarese. L’inaugurazione della nuova sede provinciale del partito in via Don Giovanni Verità 11, affacciata sulla rotonda di San Giorgio, si è trasformata anche in un piccolo ritratto degli equilibri interni al centrodestra cittadino.
Da una parte Nicola Lodi, ex vicesindaco e oggi segretario provinciale della Lega, dall’altra il sindaco Alan Fabbri. In mezzo, il leader nazionale del partito arrivato a Ferrara dopo due anni di assenza.
Il primo segnale è arrivato ancora prima che Salvini entrasse nella nuova sede. All’arrivo di Fabbri, Lodi ha cercato il contatto, tendendo verso il sindaco per un abbraccio che aveva anche l’evidente sapore del gesto da consegnare alle telecamere.
Il saluto però è stato ricambiato in modo quasi formale, non senza un leggero imbarazzo. Pochi secondi, ma sufficienti a rendere plastica una distanza che non sembra essersi ricomposta, nonostante in una sala siano stati esposti alcuni ritratti di quando i due furono protagonisti della conquista di Ferrara da parte della Lega.
Anche la cornice della visita restituisce una Lega diversa da quella degli anni d’oro. L’ultima visita di Salvini risaliva alle ultime elezioni comunali e regionali, mentre sono ormai lontani i tempi dei bagni di folla del 2019, quando le sue apparizioni erano veri e propri eventi di massa e i sostenitori si mettevano in coda per un selfie con “il capitano”. Questa volta ad attenderlo ci sono soprattutto dirigenti e amministratori, oltre a qualche militante. I selfie non mancano e Salvini, come sempre, si concede senza problemi.
Dopo una rapida visita alla sede, il ministro e attuale vicepremier risponde alle domande dei giornalisti davanti all’ingresso, nonostante il traffico intenso della rotonda di San Giorgio renda complicato seguire le dichiarazioni.
Si parte dalla politica internazionale, con Salvini che guarda con favore alla recente vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt. “Ovviamente la Germania è diversa rispetto all’Italia”, premette, ma il voto tedesco, secondo il leader leghista, indica una direzione precisa: “Sicurezza, difesa ai confini, contrasto all’immigrazione clandestina e all’estremismo islamico, tutela del lavoro nazionale”.
E poi il Green Deal europeo, definito “un suicidio economico, non perché lo dice Salvini, ma perché stanno licenziando decine di migliaia di operai, chiudendo le fabbriche, anche in Emilia, avvantaggiando la Cina”. Per il vicepremier “ridiscutere gli errori dell’Europa è doveroso” e il voto della Sassonia “da questo punto di vista è stata una posizione interessante”.
Dal quadro europeo si passa alle infrastrutture locali, con la terza corsia dinamica dell’A13. Salvini rivendica il futuro intervento come un risultato del governo e del lavoro con le amministrazioni locali. “È una grande soddisfazione da ministro dare le risposte che i miei colleghi di presidenza non sono riusciti a dare, perché senza un’amministrazione stabile, seria e competente non sarebbe stato possibile”.
Il ministro riconosce anche la collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, “al di là delle ideologie”, contrapponendola alla difficoltà di dialogo con alcuni amministratori. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al sindaco di Bologna Matteo Lepore: “C’è qualche sindaco iper-ideologico, che è il sindaco di Bologna, senza fare nomi e cognomi”.
A Salvini viene poi chiesto se sia arrivato il momento di lasciare la segreteria nazionale della Lega. “Per me è un grande onore continuare a fare il segretario”, risponde, ricordando di non essersi imposto per l’incarico: “Me lo hanno chiesto i militanti”. E aggiunge: “Avrei sperato che qualcun altro si candidasse, perché è un mestiere entusiasmante ma impegnativo. Io sono abituato a mantenere gli impegni che prendo”.
Non manca infine una stoccata alla magistratura, sul tema della sicurezza e degli arresti: “La polizia può arrestare tutti gli stalker o gli spacciatori del mondo, ma se poi il giudice li mette in giro il giorno dopo è complicato”.
Ma è la politica ferrarese il terreno più delicato. A Salvini viene chiesto del possibile ritorno di Lodi in giunta, proprio mentre il rapporto tra l’ex vicesindaco e Fabbri sembra tutt’altro che ricomposto. Ma il leader della Lega evita di schierarsi. “Sono autonomista e non vengo da Milano a dire cosa bisogna fare a Ferrara“, spiega. Poi prova a ricucire almeno a parole: “Ho grande stima di Alan Fabbri e di Nicola Lodi”.
Il vicepremier cita anche le vicende giudiziarie che hanno coinvolto Lodi, paragonandole alla propria esperienza: “Capisco le vicende processuali e giudiziarie, visto che ci sono passato in mezzo per sei anni con tutti i problemi che ne conseguono, ma sono sicuro che Nicola ne uscirà come ne sono uscito io”.
La decisione, però, resta nelle mani dei due amministratori: “Lascio ovviamente alla sensibilità sua e a quella del sindaco di valutare i modi e i temi. Io non impongo niente a nessuno“. Poi l’elogio a entrambi: “Sono due persone che non solo stimo, ma che stanno facendo qualcosa di importante per Ferrara”.
Salvini rivendica quindi i risultati ottenuti dalla città negli ultimi anni: “Se torno con la memoria sette, otto, nove anni fa a Ferrara, al Gad, giusto per fare un esempio, era un mondo diverso”. E sottolinea la riconferma del centrodestra alla guida della città: “Se un’amministrazione di centrodestra col sindaco della Lega viene riconfermata nel cuore dell’Emilia Rossa, ed è l’unica, vuol dire che a Ferrara tutti lavorano bene”.
Tra le domande anche quella sul possibile candidato leghista alle prossime elezioni comunali e sull’eventualità che i risultati ottenuti dal partito a livello locale possano tradursi in consenso alle politiche del 2027. Anche su questo Salvini non scopre le carte: “La Lega a Ferrara sarà rappresentata dall’inizio alla fine da qualcuno del territorio, ma il nome me lo daranno i ferraresi”.
L’inaugurazione è finita poi con una visita alla cattedrale di San Giorgio e un aperitivo prima della cena coi militanti e i rappresentanti di partito, mentre a margine dell’inaugurazione resta l’immagine del freddo abbraccio tra Lodi e Fabbri. E se Salvini evita di imporre una soluzione sul futuro dell’ex vicesindaco, la partita interna alla Lega ferrarese rimane apertissima.