Dopo alcuni giorni di polemiche sui buskers, vorrei aggiungere un paio di mie modeste considerazioni.
Premesso che a tutti piace di più ciò che è gratis, piuttosto di quello che si deve pagare, specie in questi tempi di crisi economica, volevo dire: non mi sembra che nella sua prima lettera di invito al festival la dott.ssa Rebecca Bottoni abbia mai citato se stessa o la sua famiglia (così sostiene, invece, Anna Ferraresi…).
In secondo luogo, i commercianti che si lamentano per una chiusura del centro che toglie loro mezz’ora di attività, quanto hanno sborsato di tasca loro per aiutare il festival?
Terza e ultima considerazione: ma il costo di montaggio e smontaggio dei teli neri, nonché il pagamento dei vari body guard (neri anche loro), quanto è costato?
Non si poteva lasciare la piazza aperta, evitando almeno questi ultimi costi? O almeno provare quanto suggerito da chi di musica ne fa, esempio teatri a pagamento per i più richiesti e strade libere per tutti gli altri.