Egregio Direttore,
Approfittando della confusione di quegli anni (siamo nel 2019/2020), della nuova normativa in materia introdotta dalla L. 27.12.2019, n. 160 e dalla frettolosa concessione del servizio di accertamento e riscossione coattiva delle entrate per passi carrai, il Comune di Mesola dal 2021 ha aumentato la tariffa del canone del 27 per cento, per taluni utenti, rispetto a quella della tassa dell’anno precedente, dando poi ad intendere che non aveva aumentato le aliquote, tanto che l’Assessore dell’epoca, Elisa Bellini, ne aveva anche fatto vanto sui media.
Dopo aver chiesto spiegazioni per le vie brevi ai funzionari responsabili, senza ottenere risposte esaurienti, ma solo un rimpallo tra impiegati comunali, dal 2023, sto chiedendo per iscritto le motivazioni dell’improvviso e sostanzioso aumento della tariffa senza ottenere alcuna risposta.
L’omertà del Comune, anche dell’attuale Amministrazione, lascia più di un dubbio riguardo la corretta gestione di tali entrate; tanto più che, a me personalmente, risulta che vi sia ancora qualcuno che non paga il canone, come è stato prospettato anche dall’ex capogruppo di minoranza, Carlo Ragazzi, nel corso di una interrogazione nel marzo 2020. Tanto che l’interrogante ebbe a dichiarare: “Non ci siamo ritenuti appagati dalla risposta perché questa situazione sembra non rispondere a criteri di equità e meriterebbe una maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione Comunale (all’epoca di Padovani) attraverso controlli più capillari ed approfonditi”.
Per tutta risposta il Comune di Mesola ha affidato ad un Concessionario privato il servizio di accertamento e riscossione coattiva del canone con contratto rep. 4249 fino al 31.12.2026; in base al nuovo regolamento approvato in modo molto affrettato (tanto che il Consiglio Comunale di Mesola l’ha dovuto modificare ex post) il Concessionario ha applicato sanzioni molto pesanti anche per lievi ritardi di pagamento.
C’è da augurarsi che alla scadenza, l’attuale Amministrazione si ravveda su tale scelta, dal momento che contrariamente a quanto previsto dal contratto, oltre alle problematiche sopra esposte, sembrerebbe che il concessionario non abbia ancora aggiornato gli accertamenti mentre, per quanto riguarda i rapporti con l’utenza (“il recapito dovrà essere aperto al pubblico tutte le mattine dal lunedì al sabato per almeno tre ore”) previsto dall’art. 19 del capitolato, risulta che questo sia presso i locali di un’attività economica locale.
Lascia molta perplessità il comportamento reticente del Comune, forse perché l’oggetto del contendere ammonta a pochi euro annui, per cui l’Ente spera che il cittadino non faccia ricorsi. Però come i cittadini devono osservare leggi e regolamenti anche i Comuni sono tenuti a rispettare le leggi e non nascondersi dietro formule fumose per non dare risposte ai cittadini.
Cordiali saluti.
Lucio Maccapani