Prima partecipazione italiana nella storia dell’International Wind Music Festival. L’invito è nato dall’incontro tra Mirco Besutti e il M° Jozsef Csikota. Accanto ai concerti, il primo European Youth Listening Lab della School of Policy and Democracy della Cattedra UNESCO dell’Università di Ferrara
Dal 17 al 22 agosto, oltre 60 giovani musicisti provenienti da tutta l’Emilia-Romagna, da Rimini a Piacenza, saranno protagonisti a Makó, in Ungheria, del XXXIV International Wind Music Festival – European Youth Listening Lab 2026.
La Banda Giovanile Rappresentativa dell’Emilia-Romagna, promossa da ANBIMA Emilia-Romagna, Assonanza – Associazione delle Scuole di Musica dell’Emilia-Romagna e AiDSM rappresenterà per la prima volta l’Italia nella storia della manifestazione. L’invito è nato dai rapporti internazionali avviati dal Presidente di Assonanza Mirco Besutti, che ha incontrato il Direttore Artistico del Festival, M° Jozsef Csikota, in occasione del Concorso Bandistico Internazionale “Flicorno d’Oro” di Riva del Garda.
La formazione sarà diretta dal M° Fabrizio Bugani e sarà impegnata in due concerti ufficiali, il 19 e 20 agosto, all’interno del cartellone del Festival. Un appuntamento di particolare valore artistico, ma anche un’occasione di incontro e confronto con giovani musicisti provenienti da altri Paesi europei.
Accanto alla dimensione musicale si svilupperà infatti il European Youth Listening Lab, il primo laboratorio internazionale della nuova School of Policy and Democracy della Cattedra UNESCO “Education, Growth and Equality” dell’Università degli Studi di Ferrara, Chairholder il professor Patrizio Bianchi. Il laboratorio, coordinato scientificamente dalla Prof.ssa Valentina Mini, coinvolgerà i giovani italiani insieme a un gruppo di coetanei ungheresi della Scuola di Musica di Makó.
Il progetto introduce il concetto di Territorial Listening, un approccio che considera l’ascolto, l’osservazione partecipata e la capacità dei giovani di cogliere i “segnali deboli” come strumenti per comprendere i cambiamenti economici e sociali dei territori. Attraverso lezioni, discussioni, osservazioni sul campo, fotografie, video partecipativi, mappe e conversazioni, i partecipanti saranno chiamati a conoscere e interpretare Makó, confrontando le proprie esperienze e prospettive.
«Il significato più importante di questo laboratorio è provare a cambiare il modo in cui guardiamo ai giovani e ai territori – spiega la Prof.ssa Valentina Mini, Coordinatrice della Cattedra UNESCO “Education, Growth and Equality” e Direttrice scientifica della School of Policy and Democracy –. I giovani non sono soltanto destinatari delle politiche, ma persone che vivono quotidianamente i territori e che spesso percepiscono per primi le trasformazioni che gli indicatori riescono a registrare solo in un secondo momento. A Makó vogliamo sperimentare se questa capacità di osservazione possa diventare una vera metodologia di ricerca. Partiamo dall’ascolto, competenza che i giovani musicisti già possiedono, per trasferirla dal linguaggio musicale a quello territoriale e costruire, insieme a loro, nuove domande e nuove forme di conoscenza».
La scelta dei giovani musicisti non è casuale: chi suona in un ensemble è già abituato ad ascoltare sé stesso, gli altri, il direttore e il pubblico. Il laboratorio parte da questa competenza per trasferirla dal linguaggio musicale a quello territoriale, considerando i giovani come early observers, capaci di percepire trasformazioni e opportunità dei luoghi prima che queste siano pienamente leggibili attraverso statistiche e indicatori.
«Essere la prima banda italiana invitata a un Festival internazionale di questo prestigio è motivo di grande orgoglio – sottolinea il Presidente di Assonanza, Mirco Besutti -. Ma ai nostri ragazzi chiediamo qualcosa in più: non soltanto di suonare insieme, ma di incontrare altri giovani, conoscere un altro territorio e confrontarsi con un modo diverso di guardare al futuro. È questo il senso più autentico del nostro lavoro: offrire attraverso la musica occasioni di crescita e di cittadinanza europea».
Nata nel 2017 dalla spinta di ANBIMA Emilia-Romagna, grazie alla lungimiranza del M° Bugani e dell’allora Presidente Regionale Comm. Antonio Caranti, la Banda Giovanile Rappresentativa riunisce giovani strumentisti delle Bande e delle Scuole di Musica del territorio, offrendo loro occasioni di alta formazione, confronto e crescita artistica.
«La Banda Giovanile Rappresentativa nasce come un’opportunità per i giovani musicisti – aggiunge il Presidente di ANBIMA Emilia-Romagna, Alessandro Ricchi –: per formarsi umanamente e musicalmente, stringere relazioni, vivere esperienze uniche e portare il nome della nostra Regione in Italia e nel mondo. L’invito a Makó rappresenta pienamente l’obiettivo che ANBIMA si è posta fin dalla nascita della Banda Regionale».
L’esperienza di Makó è destinata inoltre a proseguire: nel 2027 saranno i giovani ungheresi a essere accolti in Emilia-Romagna per un nuovo laboratorio nei territori di Codigoro e Comacchio, rafforzando una collaborazione che punta a costruire una rete europea tra giovani, Scuole di Musica, Università, istituzioni e territori. A Makó la musica diventa così il punto di partenza di un percorso più ampio: dall’esecuzione all’ascolto, dall’incontro alla conoscenza, fino alla costruzione condivisa di nuove forme di cittadinanza e cooperazione europea.