Ho molto amato Francesco Guccini, che – da studentessa – andavo ad ascoltare allOsteria delle Dame, in quel di Bologna.
Ora ho visto una vignetta di addio a Guccini in cui è disegnata una locomotiva su cui svetta una bandiera rossa con falce e martello.
Nulla di più falso, perché il ferroviere cantato da Guccini era un anarchico. E gli anarchici non sono stati mai amati dai comunisti, che non esitarono anche ad eliminarli. Come accadde a Camillo Berneri (e ad altri) durante la guerra civile spagnola. “Puzzano” inoltre di ipocrisia certi “coccodrilli” di compagni o ex compagni, le cui lacrime non mi paiono molto sincere.
“Mai stato comunista. Ero pure antisovietico” dichiarò Francesco , intervistato da Mario Ascione nel 2019 per il “Corriere della Sera”,
precisando che i suoi ideali politici erano semmai quelli di “Giustizia e Libertà” e dei fratelli Rosselli.
Rendiamo dunque omaggio non solo a un grande artista , ma anche a un uomo libero, allergico alle irregimentazioni di partito, che mai volle allinearsi al pensiero dominante e che certamente si rivolterebbe nella tomba di fronte a tentativi di appropriazione indebita del suo pensiero e dei suoi ideali, lontanissimi da ogni forma di settarismo. di dittatura e di totalitarismo. Uno che nell’Urss sarebbe quasi certamente finito in un Gulag o avrebbe avuto una sorte ancora più triste.
Paola Ferrari