Per la libertà di espressione, dentro e fuori le aule scolastiche
Un messaggio privato di un ex docente finisce su un giornale, distorto e incompreso: quel che segue sarebbe una commedia kafkiana, se non fosse vero
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Cosa è accaduto in piazza Alimonda, prima e dopo l'omicidio di Carlo Giuliani
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Pare assurdo: uno che ha fatto il volontariato nell'ex Yugoslavia, dove è accaduto il genocidio di Srebreniza, non sa riconoscere quello di Gaza
La difesa della libertà di espressione e l'osservanza rigorosa del diritto internazionale non sono opzioni discrezionali, ma pilastri necessari per evitare il collasso della coerenza giuridica globale
È così: ora che è morto Francesco Guccini diventa un uomo per tutte le stagioni. Già si intravede il contest per accaparrarsi il titolo di erede fra i vari strimpellatori che si accalcano per la foto in prima fila – ciascuno di loro ne è stato l’amico sincero, il confidente, insomma il prescelto per proseguirne l’opera: e pazienza se per qualcuno di questi, come dei tanti che vantano di conoscerne le canzoni da sempre, una stanza è un luogo pieno di mobili, e un metro è suddiviso in centimetri.
Anche i suoi ideali diventano una marmellata veltroniana buona per qualsiasi fetta di pane – lui che diede del fesso al padre kennediano della sua ragazza, e al suo liberal-progresso contrappose la rivoluzione. L’anarchico rivoluzionario e libertario, ovviamente antisovietico e avverso al PCI – come ogni rivoluzionario di quegli anni, ma che te lo dico a fare? – , che ha cantato il ferroviere anarchico e il comunista Che Guevara, diventa un moderato, quasi apolitico: in fondo era un azionista, un seguace di Carlo Rosselli. Cioè di chi fu assassinato dai sicari fascisti mentre organizzava l’unità antifascista doverosa e necessaria per avviare, come avrebbero poi fatto le brigate partigiane Giustizia e Libertà, la lotta armata contro il nazi-fascismo (e pazienza se qualche divisa nazista è stata risparmiata dal piombo partigiano, e viene oggi buona come costume per l’addio al celibato).
Ma in fondo è vero che, come dice un altro poeta, “la poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve“: ciascuno ha il Guccini che si merita.
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