Economia e Lavoro
1 Agosto 2026
Presentata a Bologna l'indagine annuale sugli investimenti. Il neo presidente propone un taglio del 30% dei tempi autorizzativi, rilancia il tema dei reattori modulari e indica capitale umano, innovazione e internazionalizzazione tra le priorità del mandato

Confindustria Emilia-Romagna: oltre l’85% delle imprese investirà nel 2026

di Redazione | 4 min

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L’85,7% delle imprese emiliano-romagnole prevede di effettuare investimenti nel 2026, pur in un contesto segnato da incertezza geopolitica, rallentamento della domanda e aumento dei costi. È il dato principale emerso dall’indagine annuale sugli investimenti presentata a Bologna dal neo presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Riccardo Fava, eletto lo scorso 5 giugno, che ha illustrato anche le linee guida del proprio mandato.

“Ho assunto l’incarico di guidare Confindustria Emilia-Romagna in una fase particolarmente complessa”, ha dichiarato Fava, indicando tra le principali sfide “le incertezze legate all’andamento della domanda mondiale, i costi energetici e delle materie prime, i processi di transizione digitale ed ecologica e il cambiamento determinato dall’arrivo dell’intelligenza artificiale”.

Nonostante questo scenario, le imprese continuano a investire. Secondo l’indagine, nel 2026 la spesa programmata raggiungerà i 611 milioni di euro, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente, un ridimensionamento che Confindustria attribuisce a un atteggiamento prudenziale più che a una perdita di fiducia. Nel 2025 le stesse aziende avevano investito complessivamente 690 milioni di euro, pari in media al 4,9% del fatturato.

Gli investimenti si concentreranno soprattutto in impianti e macchinari (71,9%), software e tecnologie informatiche (64,2%) e formazione del personale (63,2%). Crescono inoltre gli investimenti in ricerca e sviluppo e quelli dedicati alla digitalizzazione, mentre resta più contenuta la propensione a investire tra le piccole imprese.

Tra i principali ostacoli segnalati dagli imprenditori figurano la burocrazia (35,2%), l’incertezza geopolitica (35,6%), la volatilità della domanda (33,2%) e la difficoltà nel reperire personale qualificato (29%).

Per questo Fava ha rivolto un appello alla Regione Emilia-Romagna proponendo uno “shock burocratico” con l’obiettivo di ridurre del 30% i tempi delle autorizzazioni che riguardano le imprese. Secondo il presidente regionale degli industriali è necessaria una riforma delle procedure in materia di ambiente, energia, urbanistica ed edilizia, accompagnata da una valutazione preventiva dell’impatto economico delle nuove norme.

Tra le proposte più significative anche quella di candidare l’Emilia-Romagna a diventare il polo pilota nazionale per la sperimentazione e l’installazione di reattori modulari nucleari di piccola taglia nelle aree industriali. L’obiettivo, ha spiegato Fava, è favorire la decarbonizzazione, rafforzare l’autonomia energetica e ridurre nel tempo il costo dell’energia per le imprese. Nel breve periodo, invece, Confindustria chiede di incrementare gli incentivi per l’efficienza energetica, l’autoproduzione da fonti rinnovabili e le tecnologie low carbon, oltre a semplificare le procedure per nuovi impianti.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del capitale umano. “La capacità di attrarre, formare e trattenere talenti sarà uno dei principali fattori competitivi dei prossimi anni”, ha affermato Fava, annunciando un rafforzamento della collaborazione con le università regionali, il sostegno agli ITS e alle lauree professionalizzanti, la formazione continua su intelligenza artificiale e digitalizzazione e la creazione di uno sportello unico per facilitare l’assunzione di lavoratori qualificati provenienti dall’estero.

Sul fronte dell’innovazione, Confindustria Emilia-Romagna punta ad accelerare la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di analisi dei dati nelle piccole e medie imprese, promuovendo la digitalizzazione delle filiere produttive e un maggiore collegamento tra aziende e sistema regionale della ricerca.

Tra le priorità indicate per i prossimi anni figurano inoltre il sostegno alla crescita dimensionale delle imprese, il ricambio generazionale, il rafforzamento delle filiere produttive e l’internazionalizzazione, con particolare attenzione a nuovi mercati considerati ad alto potenziale, come Mercosur e India.

L’indagine dedica infine un approfondimento agli effetti delle politiche commerciali statunitensi. Se nel 2025 molte imprese non avevano registrato conseguenze rilevanti dai dazi, quest’anno emerge una maggiore preoccupazione per le tensioni commerciali internazionali. Le aziende stanno reagendo diversificando i mercati di sbocco, investendo sulla qualità dei prodotti e migliorando l’efficienza produttiva, mentre tra gli effetti più evidenti viene segnalato l’aumento dei prezzi di vendita, necessario per compensare almeno in parte i maggiori costi sostenuti.

Nel corso dell’incontro Fava ha presentato anche i due vicepresidenti che lo affiancheranno nel mandato: Enrico Aureli, con delega a manifattura del futuro, intelligenza artificiale, digitale, aerospazio, nautica e automotive, e Nicola Parenti, che seguirà energia, sviluppo sostenibile, infrastrutture, trasporti e logistica.

Sul piano macroeconomico, Confindustria stima per l’Emilia-Romagna una crescita del Pil dello 0,8% nel 2026, dopo il +0,5% registrato nel 2025. Le esportazioni regionali hanno raggiunto nel 2025 gli 84,2 miliardi di euro, pari al 13,1% dell’export nazionale, confermando la regione al secondo posto in Italia dopo la Lombardia.

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