Lettere al Direttore
30 Luglio 2026

Don Minzoni e certe reticenze

di Redazione | 2 min

In queste settimane molto si è parlato di Don Minzoni, bella figura di sacerdote, vittima di un brutale agguato squadristico. In particolare vari prelati – compreso Mons. Perego – e numerose associazioni cattoliche hanno esaltato – giustamente -il parroco argentano. Ma poco si è parlato di ciò che accadde dopo la sua morte.

Desiderosa di approfondire la vicenda umana, religiosa e politica di Don Giovanni Minzoni, ho consultato il sito della parrocchia di Argenta, apprendendo alcuni aspetti che non conoscevo (1). Uno mi ha fatto piacere, l’altro meno.

“Domenica 26 agosto 1923, ore 6,30 del mattino. S. Messa solenne di requiem sul piazzaledavanti alla chiesa [di Argenta]. La quasi totalità degli argentani, che avevano imparato a stimare ed amare il Martire, sfilano commossi davanti alla sua bara, accompagnandolo a piedi fino al cimitero. Da qui la bara, su un furgone scoperto, prosegue per Ravenna, scortata dagli Scout ferraresi e romagnoli e dai componenti i due circoli cattolici parrocchiali. All’arrivo a Ravenna onori militari da un plotone del 28° Fanteria con la musica reggimentale e da uno dei Carabinieri Reali.
Messa funebre, non in Duomo come spetterebbe ad un sacerdote assassinato, ma nella Chiesa di San Domenico. Questa è la decisione assunta dall’arcivescovo mons. Antonio Lega, che non partecipa al funerale e si fa rappresentare alla funzione da mons. Peppi e dal suo segretario personale
C’è da parte dell’autorità ecclesiastica l’evidente intenzione di non enfatizzare l’episodio, attribuendolo tacitamente a facinorosi personaggi locali. La Chiesa con queste posizioni defilate dimostra di avere tutti gli interessi a rafforzare il nuovo clima di conciliazione fra il Governo di Mussolini e il mondo cattolico, sottacendo nello specifico le ragioni politiche dell’assassinio”. Questo è ciò che si legge nel sito della parrocchia di Argenta.

Due considerazioni.

Sono lieta nell’apprendere che l’Esercito rese gli onori militari a un valoroso cappellano e che pure i Carabinieri omaggiarono la salma.

Meno lieta nel rilevare l’atteggiamento troppo prudente del Vescovo di Ravenna.

Forse un po’ di autocritica -oggi – da parte delle autorità cclesiastiche non sarebbe inopportuna.

Esaltare ora la figura di don Minzoni è giusto ma comodo. Sarebbe stato meglio farlo allora, onorandolo a 360 gradi, senza essere frenati da timori poco evangelici e molto politici.

Lucia Marchetti

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