Lettere al Direttore
28 Luglio 2026

Balbo e gli ebrei: l’amico di Ravenna che fece fustigare i commercianti di Tripoli

di Redazione | 3 min

Michele Sarfatti è uno dei più autorevoli storici italiani della persecuzione antiebraica durante il fascismo e della Shoah in Italia.

Nato a Firenze nel 1952, ha dedicato gran parte della sua attività alla ricostruzione delle politiche razziste del regime fascista, studiando in particolare:

le leggi antiebraiche del 1938;

il ruolo diretto di Mussolini nella persecuzione;

l’espulsione degli ebrei da scuole, impieghi pubblici e vita economica;

la confisca dei loro beni;

gli arresti e le deportazioni durante l’occupazione nazista e la Repubblica sociale italiana.

Dal 1982 ha lavorato presso la Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, il CDEC, della quale è stato direttore dal 2002 al 2016. Ha inoltre insegnato Storia della Shoah all’Università degli Studi di Milano.Tra i suoi libri più conosciuti vi sono:

Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione; Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell’elaborazione delle leggi del 1938; Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi; I confini di una persecuzione. Il fascismo e gli ebrei fuori d’Italia, 1938-1943.Sarfatti preferisce parlare di “leggi antiebraiche” o “leggi razziste”, anziché della più generica formula “leggi razziali”, perché quelle norme non si limitavano a formulare una teoria della razza: individuavano concretamente gli ebrei, li privavano dei diritti e li espellevano progressivamente dalla società italiana.

Nel documento ”The Jews in Mussolini’s Italy : from equality to persecution” by Sarfatti Michele , viene chiarita la figura di Balbo in merito all’antisemitismo a pag. 71. Il giudizio di Sarfatti su Italo Balbo ha un peso particolare: non è quello di un divulgatore occasionale, ma di uno specialista che ha studiato in profondità archivi fascisti, documenti di polizia, carte amministrative e vicende delle comunità ebraiche italiane. Ciò non significa che ogni sua interpretazione sia indiscutibile, ma è certamente una fonte storiografica molto qualificata. Balbo non fu necessariamente un antisemita ideologico e radicale, ma praticò anche politiche antiebraiche e la protezione concessa ad alcuni amici ebrei non equivalse a una difesa generale degli ebrei o dei loro diritti, non era certamente amico di tutti gli ebrei come invece si sta cercando di far passare in questo periodo di ”lucidatura” storica .

Va quindi corretta affermazione troppo netta attualmente in ”circolazione” non è esatto dire che Balbo in Libia avrebbe semplicemente evitato l’applicazione delle misure antiebraiche, e che era amico di tutti gli ebrei di Ferrara.

La realtà documentata da Sarfatti mostra almeno un suo intervento autonomo e severamente discriminatorio già nel 1936. Balbo impose ai commercianti ebrei di alcune zone di Tripoli di tenere aperti i negozi il sabato, violando il riposo religioso ebraico, agli inadempienti vennero appricate 12 ritiri di licenza e tre fustigazioni eseguite in pubblico come punizione esemplare Sarfatti definisce questa scelta una: «improvvisa rigida iniziativa antiebraica di Balbo a Tripoli» e la collega alla contemporanea crisi politica di Ferrara, dove il podestà ebreo Renzo Ravenna e la rete di potere balbiana erano sotto attacco.

Roberto Baldisserotto

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