Lettere al Direttore
27 Luglio 2026

L’umanità in chirurgia d’urgenza

di Redazione | 3 min

Tutto ha inizio domenica 12 luglio; dopo la cena (mezza pizza) inizio ad avere fortissimi dolori alla bocca dello stomaco che proseguono tutta notte e, più lievi ma fastidiosi, il lunedì. Riprendono ancora più forti coinvolgendo anche il lato destro il martedì, quando decidiamo di rivolgerci prima alla guardia medica e, su loro consiglio al 118 che mi trasporta a P.S. di Cona in tarda serata.

Dopo molte ore (inutile che vi parli della permanenza in P.S. di notte) e visite vengo rinviato a casa; sembra si sia calmato il disturbo che però riprende ancora più forte e preoccupante e decidiamo di rivolgerci al CAU che dopo ore di attesa ci rinvia a casa senza risoluzioni e al medico di base.

Mercoledì sera decidiamo di tornare in P.S. a Cona e con codice azzurro inizia l’attesa per l’effettuazione delle visite, che sono state numerose e approfondite, sino a notte fonda del 18 luglio quando ci avvisano che sarò ricoverato in Chirurgia d’Urgenza appena si libererà un letto.

Entro in reparto nel primo pomeriggio. Qui dopo altri innumerevoli esami mi dicono che è prevista una operazione chirurgica appena possibile avendo riscontrato colecistite acuta.

Le cose peggiorano improvvisamente e la stessa viene anticipata alla prima disponibilità di una sala operatoria.

Passano le ore e finalmente verso le 19 se ne libera una e mi conducono al 3° piano alle sale operatorie, passando per corridoi semibui, tra contenitori, scatoloni (abilissimi i portantini a districarsi in mezzo a tutto ciò).

Se mi chiedete se ero calmo la risposta sicuramente la conoscete già. Non ho mai in vita mia subito una operazione chirurgica, quindi!

Finalmente arriviamo al reparto e, dalle penombre del tragitto, entriamo in anestesia. Mi sembra di essere entrato in un film di fantascienza, fari, luci, monitor. Vengo accerchiato da un gruppo di operatori che, con gentilezza ma decisione mi traslocano dalla barella d’arrivo ad una del reparto. Vengo denudato e messo in posizione supina, quasi in croce. Molti operatori attorno a me, tante domande e poi… non ricordo, il nulla!

Mi risveglio in un posto sconosciuto (mi dicono poi che sia la Terapia Intensiva) dove di fronte a me c’è un’altra persona appena operata; è come vedersi allo specchio. Quello che vedo davanti a me è l’esatta mia situazione: Quelli che ci girano attorno, super concentrati, sembrano robot sorridenti e

concentratissimi nel fare cose sconosciute, e per me complicatissime, con una professionalità estrema.

Se chiedo qualsiasi cosa mi rispondono in maniera gentilissima senza mai staccare gli occhi e le azioni che stanno compiendo. Sono letteralmente sopraffatto nel vedere la professionalità che esprimono: ma sono infermieri? Se si, specializzati in una maniera quasi ossessiva.

Questo mi commuove e, silenziosamente piango, mi vengono le lacrime agli occhi. Una splendida persona, che sta evidentemente insegnando ad un altro le basi del loro complicatissimo lavoro, seduta tranquillamente su uno sgabellino, finita la routine che l’allievo doveva compiere mi si avvicina e mi chiede, con una dolcezza disarmante perché stavo piangendo e se avessimo commesso qualche azione che mi avesse turbato.

Le rispondo che ero rimasto emozionato dalla loro umanità, professionalità estrema, gentilezza nei nostri confronti. Mi ha sorriso, ringraziato e se ne sono andati.

Esco dalla Terapia Intensiva alle 01.15 di domenica 19 dopo oltre 6 ore!

Grazie Alessia, grazie Mattia (non li conoscevo, non li conosco, spero di non rivederli più) ma siete l’esempio a cui dovremmo far riferimento verso gli operatori sanitari, di qualsiasi livello che, quando veniamo a loro affidati per le cure, con gentilezza e professionalità ci aiutano.

Ricordiamoci che la nostra gentilezza nei loro riguardi verrà corrisposta con altrettanta gentilezza. Quando entriamo nei reparti l’arroganza, la prepotenza e la cattiveria lasciamola fuori.

In ultimo vorrei ringraziare per le stesse ragioni tutto il personale di tutti i livelli del Pronto Soccorso e del reparto della Chirurgia d’Urgenza.

GRAZIE!

Sergio (Fe)

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