Quello che accadde nel luglio del 2001 a Genova fu il seguito di ciò che era accaduto in marzo a Napoli. Così ha detto l’ex capo della polizia Franco Gabrielli in una intervista al “Domani”. Verissimo, anche se l’ammissione mi ha un po’ stupito. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.
Basterebbe leggere le cronache del Manifesto o di altri giornali “non allineati” per rendersi conto della violenza di cui furono vittime i manifestanti che protestavano contro una riunione dell’OCSE nel marzo del 2001.
Ora si ricordano, più che giustamente, i “fatti di Genova” del luglio successivo, ma bisognerebbe ricordare anche il prodromo allarmante di quei fatti..
Oggi purtroppo pochi parlano di ciò che avvenne nella città partenopea. Perché? Come ha scritto anche Concita De Gregorio nel marzo del 2001 governava ancora il centrosinistra e nessuno dei partiti al governo alzò la voce per denunciare l’accaduto.
Forse, se ci fosse stata una potente levata di scudi, non si sarebbe sviluppato quel senso di impunità che poi fu alla base delle drammatiche giornate genovesi.
Condannare con la massima energia le violenze di Genova è più che giusto. Ma prendersela con Berlusconi, Fini e compagnia bella (anzi, brutta) è sacrosanto ma non basta. È troppo semplice e troppo comodo.
Occorre anche il coraggio di condannare ciò che avvenne a Napoli, senza amnesie che puzzano solo di convenienza politica, tesa a coprire o a dimenticare le responsabilità e l’inerzia di chi, nel marzo del 2001, avrebbe potuto e dovuto intervenire.
Anna Fiorini