Siamo ormai saturi, al limite del rigurgito, di questa narrazione (sempre e solo parole) che vuole focalizzare i cittadini sulla propria nazione, sulla propria regione, sulla propria città, sul proprio rione.
Peccato che una delle prime identità di Ferrara – l’idraulica territoriale – invece di essere conosciuta, studiata e valorizzata viene misconosciuta dalle istituzioni e dalla cittadinanza dal punto di vista storico e tecnico.
Alla Certosa c’è una Cella dedicata agli ingegneri idraulici dell’ottocento: ignota ai ferraresi e abbandonata dai custodi dei luoghi, sta andando in malora con le lapidi sgretolate dal silenzio dei cittadini e delle istituzioni.
E siamo al 15 luglio 2026. Vorrei parlare del mio piccolo mondo: via Francesco del Cossa.
Come gran parte del centro storico è andata ancora sott’acqua. Sono passati solo 4 anni dall’ultimo allagamento che ho subito: era il 19 agosto 2022. Quell’anno, mi dissi, è solo l’inizio.
Infatti altre abitazioni hanno subito danni, in eventi intermedi, in quanto più basse dei miei 2 gradini di accesso.
Tutti i danneggiati imprecarono allora e hanno imprecato il 15 luglio contro Hera, gestore delle fognature, e contro il Comune, per l’incapacità di intervenire dopo gli ormai indiscutibili eventi dovuti al cambiamento climatico.
Non ho bacchette magiche ma di come va l’acqua un po’ me ne intendo.
Le fognature risalgono ad un lontano passato e sui banchi dell’università mi veniva detto che furono progettate per smaltire 50 mm l’ora. Strano rilevare che il 15, 59 mm in 50 minuti hanno determinato una perdurante sommersione della strada (oltre 30 cm sopra il marciapiede), entrando nelle abitazioni e nei garage posti a piano terra.
La Via Francesco del Cossa è sfortunata in quanto è una conca che richiama acqua per scorrimento dalle vie in testata, poste a quota superiore: Via Biagio Rossetti e Cosmè Tura.
Bisogna sostituire le fogne della via, metterle più grandi! Urlano i cittadini di primo acchito.
Ma basta spiegare che non servirebbe a nulla se non si allargassero a cascata tutte le tubazioni interconnesse per poter allontanare l’acqua: cambiare solo via del Cossa significherebbe avere solo un tubo più grande pieno di acqua e incapace di smaltire, perché troverebbe un tappo allo sbocco posto a valle.
Su questo principio vale evidenziare l’inutile recente intervento di Hera: due grate di intercettazione, poste all’inizio e alla fine di via del Cossa, che durante questi eventi estremi non emungono alcunché, e sopra le quali ieri scorreva indifferente tutta l’acqua di Biagio Rossetti e Cosmè Tura verso via del Cossa.
La sostituzione di tutta la rete fognaria… non voglio immaginare che costo possa raggiungere.
Che fare allora? Guardiamoci intorno: a casa dei nostri cugini (idraulicamente parlando) olandesi, gli allagamenti nei centri urbani sono una condizione gestita con paratie anti-allagamento.
Abitazioni, negozi, garage… hanno tutti una paratia d’emergenza, installabile in breve tempo e a tenuta idraulica.
Spett.le Hera abbia il buon senso di affrontare queste sue carenze di servizio.
E spett.le Comune abbia il buon senso di capire che non bastano “gruppi WhatsApp” e collezioni di fotografie, ma che può concretamente intervenire a supporto dei propri cittadini affinché con Hera si favoriscano (almeno) acquisti agevolati di paratie di protezione, con il supporto dei tecnici di Hera nella progettazione e durante il primo montaggio.
Di sole parole agh n’avéղ iղgósa.
A latere, un pensiero agli automobilisti e alle scuole guida che dovrebbero insegnare, anche loro, il buon senso ai propri allievi iscritti: che cosa ci vuole a capire che non si deve transitare su strade del centro allagate? Le onde che sollevate, con indifferenza, entrano nelle case come degli tsunami.
Grazie
Barbara Guzzon