“Chi cercò di fare obiezione fino all’ultimo [alle leggi razziali ] fu Italo Balbo, governatore della Libia. Egli era ferrarese e amico di tutti gli ebrei e di Bassani. L’unico a contrastare il partito fascista, l’unico che cercava di opporsi alle leggi razziali fu proprio lui. Quando dalla Libia si recava a Ferrara dove viveva la famiglia, la prima persona che andava a trovare era il cugino di mio padre, Gualtiero Finzi; lo prendeva sotto braccio e lo portava al bar fascista”.
Così si espresse in una intervista Cesare Moisè Finzi (con riferimento a Enrico Bassani, padre di Giorgio), autorevole testimone del suo tempo, assai legato alla nostra città.
Balbo poteva fare di più per opporsi alle infauste misure varate dal regime fascista nel 1938?
Certamente sì, ma accusarlo addirittura di essere stato “fra i primi” (!) a sostenere le leggi razziali, come si legge in un recente comunicato dell’Arcidiocesi, mi sembra francamente una esagerazione, non supportata da una seria documentazione storiografica. Dipingere Balbo come il “primo della classe” in tema di antisemitismo mi pare una sciocchezza.
Quale fonte attesterebbe che Balbo fu “tra i primi” a sostenere le leggi razziali? Semmai fu tra gli ultimi…
Tale “primato” semplicemente non esiste ed é frutto, evidentemente, della fervida fantasia dell’estensore del comunicato (che probabilmente ha confuso Balbo con Bottai), forse provato dal caldo di questi giorni…
Andrea Guerzoni