Italo Balbo ha la responsabilità di aver “fondato” (e al tempo stesso affondato) l’areonautica italiana su due pilastri d’argilla.
Il primo è l’aver sottomesso le esigenze militari all’uso propagandistico dell’arma: su questo la rimando al libro di Giorgio Rochat “Balbo aviatore e ministro dell’areonautica”, nel quale è riportato il memoriale che De Pinedo inviò a Mussolini sullo stato disastroso dell’aviazione. Le gravi carenze funzionali che Mussolini stesso rinfacciò a Balbo sono la conseguenza dello sviluppo dell’aviazione come macchina propagandistica, piuttosto che come arma militare.
Il secondo è non aver saputo concatenare lo sviluppo di una moderna areonautica a un sistema industriale adeguato, quantomeno nel settore. Ma operare per uno sviluppo industriale che andasse oltre la stagnazione tecnica, produttiva e progettuale dell’industria italiana dell’epoca avrebbe comportato la rottura dell’egemonia che poche industrie esercitavano sul sistema produttivo italiano: e questo né Balbo né Mussolini, al soldo dei capitalisti della terra e dell’industria, potevano permetterselo, sempre ammesso che fossero capaci di pensarlo.
Questi due limiti sono strutturali, non episodici. Per cui, fermo restando le responsabilità di chi on seguito ha governato l’areonautica e le forze armate italiane (sulla cui inadeguatezza vale quanto detto sulll’areonautica), Balbo ha la responsabilità politica di aver impostato quella macchina fallace e deficitaria, che altri avrebbero dovuto rifondare, con la quale l’esercito italiano entrò in una guerra che non era in grado di affrontare; e la responsabilità morale (questo io ho detto) delle sue conseguenze. Fra le quali la strage di oltre 13.000 aviatori italiani. Il libro di Segre mi è ben noto (credo sia stato il primo libro su Balbo che ho letto), ed è presente nella mia libreria: mi permetto di osservare che ci sono studi migliori, a cominciare da quelli di Rochat.
Quanto al dissenso di Balbo sulla guerra: Balbo non ha mai fatto seguire alle sue parole, vere o presunte, fatti concreti. Cooperò alla stesura delle leggi razziali la notte del Gran Consiglio (come ha documentato lo storico Giorgio Fabre in “Il Gran Consiglio contro gli ebrei. 6-7 ottobre 1938: Mussolini, Balbo e il Regime”), e cooperò alla gestione della macchina bellica allo scoppiare di una guerra che solo a parole avrebbe osteggiato: il che attesta la pochezza d’animo e l’opportunismo del personaggio.
Girolamo De Michele