Lettere al Direttore
4 Luglio 2026

Nanni (Pd): “Il caso Balbo svela i riferimenti identitari della destra ferrarese”

di Redazione | 3 min

Il tentativo di celebrare pubblicamente vita e imprese di Italo Balbo, nell’ambito di un festival politico-culturale generosamente sostenuto dalla destra locale e nazionale, ha fatto molto discutere i ferraresi in queste torride giornate estive.

Non poteva essere altrimenti dato che Balbo fu il fondatore e capo indiscusso del violento squadrismo fascista nel territorio estense.

Forse per questo motivo, inizialmente, non era stato nemmeno menzionato nel progetto artistico di “Ferrara Città Identitaria”, pubblicato a inizio maggio sul sito del Comune. Poi, ecco arrivare la provocazione di Edoardo Sylos Labini.

A chi è giovato tutto questo? Sicuramente alla visibilità mediatica di un “festival” assai modesto, nonostante i 60 mila euro ricevuti da Governo e Comune. I ferraresi, però, potranno trarre utili giudizi da questa imbarazzante vicenda. Primo: viene fatta definitiva chiarezza su quali sono i riferimenti identitari di chi oggi domina la politica e la destra a Ferrara.

Il senatore Alberto Balboni ha ricordato che Balbo fece anche cose buone: ebbe “un ruolo decisivo nello sviluppo di Ferrara tra le due guerre” e per questo la sua “poliedrica” personalità va indagata. Lo si deve fare tutto tondo però, leggendo bene i lavori di illustri storici come Segrè, Rochat, Corner e Roveri. Si scoprirà che da tempo hanno sfatato tanti miti e luoghi comuni sul “trasvolatore” di Quartesana, così cari al senatore meloniano. In primis la rottura tra Balbo e Mussolini sulle leggi razziali: non avvenne mai, al di là di qualche rimostranza privata e i documenti d’archivio lo testimoniano bene.

Secondo: la provocazione identitaria di Ferrara fa riflettere sulla “politica culturale” che la destra meloniana continua a coltivare nonostante si presenti come una rassicurante forza di governo conservatrice. È la stessa cultura di nicchia cara al vecchio MSI, foraggiata con ampio dispendio di soldi pubblici ma dal respiro assai modesto: le precedenti edizioni dei festival identitari sono state praticamente ignorate dai media nazionali mentre il programma televisivo condotto in Rai dallo stesso Edoardo Sylos Labini ha totalizzato una media di ascolti che oscilla tra 0,9 e 2.1%.

Scorrendo le pagine della rivista Cultura e Identità, infine, notiamo articoli tesi a magnificare figure care alla destra estrema, come il filosofo filonazista Julius Evola. Furio Jesi, nel 1979, definì questa “cultura di destra” come un sistema di miti e valori in cui “il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare e mantenere in forma nel modo più utile”.

Parole che suonano tristemente attuali oggi, nella nostra Ferrara. Fortunatamente l’indignazione di tanti cittadini, associazioni e istituti culturali che da sempre coltivano la memoria storica locale non si è fatta attendere. Ferrara, città martire della Resistenza, non dimentica il suo passato e ha sani anticorpi democratici: chi si illudeva di poterla trasformare in una “cartolina identitaria” ha sbagliato posto.

Davide Nanni – Consigliere Comunale PD Ferrara

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