Senatore Balboni,
il problema non è studiare Italo Balbo, ma la sua inaccettabile “lucidatura” politica: tentare di trasformare un gerarca fascista, quadrumviro della Marcia su Roma e padre dello squadrismo, in un patrimonio civico da rileggere con indulgenza.
Questa non è complessità storica. È riabilitazione selettiva. Non si può separare chirurgicamente Balbo dal fascismo violento che ha contribuito a edificare. Raccontarlo solo come aviatore o urbanista, tacendo sulle intimidazioni e sull’eliminazione sistematica degli oppositori, significa tradire la verità.
E soprattutto significa oscurare don Giovanni Minzoni. Balbo ha creato l’aviazione italiana, e allora? Don Minzoni era un uomo autentico. Non solo un sacerdote, ma un eroe di guerra decorato di Medaglia d’Argento al valor militare: al fronte, dopo la caduta dei suoi ufficiali, non esitò a prendere il comando e a guidare gli Arditi in un’azione audace che portò alla liberazione di decine di prigionieri italiani (70).
Fu un uomo di tale levatura morale che, nel 1918, si recò personalmente alla Casa Rossa di Venezia per consegnare a Gabriele D’Annunzio un riconoscimento ufficiale da parte del suo battaglione. Nessun fascista di Argenta osava toccare Don Minzoni, era una figura autorevole. Per aggredire don Minzoni serviva un ordine esplicito dall’alto, in alto c’era Balbo.
Squadrismo cieco, ieri. Anche oggi? Don Minzoni non fu ucciso per caso: fu giustiziato perché, fondando il gruppo Scout di Argenta, formava coscienze libere, sottraendo i giovani al monopolio educativo del regime. Per la violenza fascista, questa fu la sua colpa capitale. Lo squadrismo non ragiona: elimina chiunque osi non piegarsi.
Studiare Balbo è legittimo, celebrarlo è un’offesa alla memoria. Mentre Balbo va studiato come monito di una distruzione delle libertà democratiche, don Minzoni deve essere innalzato come esempio di dignità che non arretra. I veri eroi non sono quelli costruiti dalla propaganda, ma quelli che, pagando di persona, difendono la libertà della comunità.Alla luce della storia, Senatore, chi dovrebbe celebrare oggi un rappresentante delle istituzioni? La risposta è una sola: don Giovanni Minzoni, non Italo Balbo.
Cordialmente, tiri il freno a mano, si contenga ”direbbe qualcuno” . Il tentativo di piegare la storia a narrazioni di parte, a un secolo di distanza, non è intelligenza politica, ma cecità storica. Balbo va lasciato al giudizio severo della storia. L’Italia democratica ha bisogno di figure limpide e coraggiose. Don Minzoni lo era. Balbo, no.
Roberto Baldisserotto