Il chiosco “Lo Sbagliato” è il nuovo punto di riferimento per il quartiere e non solo, grazie all’intraprendenza di Rebecca Nobili e Alessandra Malaguti. L’acquisizione da parte delle due titolari segna un’autentica rinascita per l’ex Papillon, lo storico chiosco di via Gandini 24, inaugurato il 1° luglio, alla presenza dell’assessore al Commercio Francesco Carità e di tanti cittadini che hanno voluto essere partecipi all’inaugurazione.
Il locale è pensato per essere vissuto dalla colazione al dopocena: a pranzo propone un menù che varia ogni giorno, mentre la sera offre l’atmosfera rilassata di un chiosco-pub immerso nel verde.
Già titolari del bar “Lo Sbagliato” di via Mazzini, Nobili e Malaguti hanno deciso di puntare su un progetto più ambizioso, cogliendo l’occasione rappresentata dal chiosco di via Gandini, che altrimenti, con molta probabilità, avrebbe chiuso la propria attività.
«Abbiamo visto il potenziale del posto, ci è piaciuto il quartiere e ci siamo subito immaginate qui», raccontano le due imprenditrici. Da questa intuizione è nato un percorso fatto di coraggio, un business plan strutturato, mesi di lavori e il sostegno di numerose persone che hanno creduto nel progetto.
Da oggi il chiosco potrà diventare un luogo dove fermarsi, incontrarsi e prendersi una pausa all’ombra degli alberi, lontano dal caos, con un’ampia area sempre ombreggiata e un comodo parcheggio. La soddisfazione più grande per le titolari è aver ridato luce al parco, trasformandolo in un punto di riferimento anche nelle ore serali.
«È un bellissimo esempio di imprenditoria femminile, che con coraggio ha avuto la capacità di guardare oltre per ridare vita a questa attività e trasformarla in luogo di incontro e socialità per tutti, animando il quartiere. Un presidio vivo e vivace che valorizza il quartiere e le aree verdi di via Gandini, con una nuova opportunità di aggregazione», dichiara l’assessore Francesco Carità.
«Come Amministrazione siamo particolarmente orgogliosi dei giovani imprenditori che sanno scommettere e rigenerare concretamente spazi urbani, creando nuovi punti di riferimento e socialità», conclude Carità.
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