Spal
2 Luglio 2026
Ormai definito il passaggio di consegne tra la proprietà argentina e quella maltese. Intanto lo storico responsabile commerciale Massimiliano Mamini ha lasciato il club

L’Ars et Labor a Portelli. La firma entro dieci giorni

di Redazione | 3 min

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Ferrara si prepara a un luglio decisivo per il futuro dell’Ars et Labor, tra una cessione societaria ormai a un passo dalla firma e un appuntamento pubblico, l’asta del marchio storico, che la tifoseria organizzata ha deciso di presidiare senza mezzi termini.

Sul fronte proprietà, le tempistiche si sono improvvisamente strette: entro dieci giorni, secondo le indiscrezioni più accreditate, il gruppo argentino guidato da Andrés Marengo dovrebbe cedere il controllo della società all’imprenditore maltese Joseph Portelli. Solo un mese fa il direttore generale Bruno Pradines aveva escluso categoricamente qualsiasi trattativa in corso, rispondendo così alle domande della Curva e della stampa il 4 giugno scorso. Quella smentita è oggi superata dai fatti: i contatti con Portelli sono avanzati rapidamente nell’ultima settimana, e si ragionerebbe già sulla data per l’annuncio ufficiale, con ipotesi che vanno dai prossimi giorni alla metà del mese di luglio, quando Marengo tornerà in Italia.

A colpire è soprattutto il metodo. La trattativa sarebbe stata condotta da Marengo insieme a Juan Martín Molinari e Pierpaolo Triulzi, senza informare chi a Ferrara si occupa della gestione quotidiana del club. La linea ufficiale è cambiata solo quando le voci provenienti da Malta sono diventate impossibili da smentire ulteriormente. Sulle poltrone, il quadro è diseguale. Pradines e il ds Sandro Federico proseguono con l’ordinaria amministrazione, mercato compreso, ma restano in attesa di sapere se la nuova proprietà vorrà rinnovare i loro incarichi. Diversa la situazione per la panchina: la posizione di Carmine Parlato non risulta in discussione, e il tecnico continua a lavorare sulla programmazione tecnica della squadra senza che il cambio ai vertici sembri metterla in dubbio. Ha invece già lasciato il club il responsabile commerciale Massimiliano Mamini, che non rinnoverà oltre la scadenza del 30 giugno: era presente accanto a Pradines, Federico e Parlato proprio nell’incontro pubblico del 4 giugno.

Anche il Comune segue con attenzione l’accelerazione degli eventi, e un confronto diretto con Marengo non è escluso nei prossimi giorni. Quanto al valore dell’operazione, le cifre che circolano tra gli addetti ai lavori indicano una cifra vicina ai 2 milioni di euro: una somma che permetterebbe alla proprietà argentina di chiudere in attivo la propria esperienza ferrarese, pur lasciando aperti diversi interrogativi sulla trasparenza di un percorso condotto lontano dagli occhi della città.

Al di là del passaggio di proprietà, altri due appuntamenti terranno banco nelle prossime settimane: l’asta per il marchio storico Spal, in programma il 9 luglio, e l’esito della domanda di ripescaggio in Serie D, atteso per il 26. Proprio in vista dell’asta, la Curva Ovest Ferrara è intervenuta con una nota pubblica dai toni molto duri. Il gruppo ripercorre un percorso avviato a dicembre 2023: dopo la retrocessione in Serie C e una gestione societaria giudicata inaffidabile, i tifosi decisero di attivarsi per riportare il marchio sotto il controllo della città. Da allora si sono susseguiti incontri con legali e con l’amministrazione comunale, oltre a una grande manifestazione nel giugno 2025 a sostegno della stessa causa.

Il messaggio della Curva non lascia spazio a interpretazioni: rivendicando il merito di aver spinto il Comune a impegnarsi concretamente per l’acquisizione, i tifosi chiedono che all’asta di giovedì si presenti solo l’ente pubblico. Qualsiasi imprenditore privato che tenti di partecipare, si legge nella nota, troverà un’opposizione organizzata e un boicottaggio dichiarato. Il gruppo si dice inoltre diffidente verso eventuali offerte più alte giustificate con il risparmio per le casse pubbliche o con un maggiore ricavo per i creditori, interpretandole come un possibile tentativo di condizionare in futuro la gestione del marchio. La conclusione è un appello netto: il marchio deve restare un patrimonio della tifoseria e della città, senza eccezioni.

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