Leggo da più parti la giusta indignazione scaturita dal fatto che a Ferrara nel ”Festival delle città identitarie”, fra i concittadini più eminenti e meritevoli di essere ricordati, si è voluto inserire la figura di Italo Balbo. Voglio dare il mio modesto contributo e ricordarne il coinvolgimento nel misfatto Don Minzoni. Brevemente.
Don Minzoni era il parroco di Argenta che a più riprese condannò pubblicamente i soprusi delle squadracce fasciste, le quali sovvenzionate dai proprietari agrari della zona si adoperarono, con ogni tipo di abuso e violenza, a stroncare qualunque dissenso e rivendicazione di vita migliore da parte delle masse contadine.
Italo Balbo era il capo assoluto del fascismo ferrarese, quadrunviro alla Marcia su Roma, console della milizia fascista, stimatissimo da Mussolini. Il prete, fin dal 1921 dopo l’assassinio del sindacalista Natale Gaiba da parte dei fascisti, non perde occasione di denunciare apertamente il clima di violenza in cui la cittadinanza è costretta a vivere, condanna e decide che deve fare qualcosa.
Promuove attività fra i giovani in parrocchia, crea spazi di impegno sociale, insomma cerca di far comprendere ai ragazzi che esiste una strada diversa da quella imposta dal fascismo. Lo fa con le armi della democrazia, del lavoro, della pazienza, in fondo questa è la sua fede e questi sono i suoi valori. Naturalmente sottrarre giovani all’indottrinamento fascista rappresenta uno sgarbo intollerabile per i capoccia del posto e questo decreta la sua morte.
Il 23 agosto del 1923 si vedono aggirarsi per Argenta due loschi figuri, sconosciuti a livello locale, che si facevano notare per tenere sottobraccio due nerboruti bastoni. La sera Don Minzoni, mentre passeggiava con un amico, viene aggredito e colpito alle spalle. Le bastonate gli causano un’emorragia alla testa, che a breve lo porta alla morte.
Che c’entra Italo Balbo? Gli storiografi sono tutti concordi nel ritenere che, visti i rapporti diretti con i ras locali, le testimonianze emerse successivamente ai processi e la pubblicazione del memoriale Beltrani, certamente non poteva non sapere. Nulla, nel fascismo ferrarese, si muoveva se lui non ne fosse a conoscenza.
Per questa ragione nell’anno successivo, sull’onda emotiva del delitto Matteotti, i quotidiani Il Popolo e La Voce Repubblicana rispolverano il fattaccio di Argenta e fanno denuncia formale alla magistratura, chiedendo che Italo Balbo riferisse sul delitto Don Minzoni, ritenendolo il mandante morale dell’omicidio.
La Voce Repubblicana, a suffragare la sua richiesta, rese pubblici documenti in cui si evidenziarono le responsabilità del gerarca ferrarese nel promettere violenze nei confronti di alcuni antifascisti. Balbo trascinò a processo per causa di diffamazione i due giornali ma perse la causa. Dovette pagare le spese processuali e lo scandalo lo costrinse a dimettersi da generale della milizia. Questa è storia. Nascono spontanee alcune domande.
Possibile non ci fosse un concittadino migliore da ricordare?. Tutto questo verrà detto al festival?. Dubito, però sicuramente si dirà che se ne andato in giro in aereo.
Andrea Benetti (vecchio insegnante)