Nei giorni scorsi ho letto sui quotidiani locali della criticità idrica del Po, con la risalita del cuneo salino e i problemi per l’agricoltura, e dei possibili riflessi sulla disponibilità e sui prezzi di diversi prodotti agricoli. E ho letto anche degli investimenti, per ora solo annunciati, per realizzare la rete fognaria pubblica in diverse frazioni del Comune di Ferrara e potenziare altre linee in città.
Dopo un primo momento di perplessità, ho iniziato a farmi qualche domanda.
Il PNRR e gli invasi che non si sono fatti
Il PNRR prevedeva fondi anche per invasi, reti fognarie e depuratori.
Allora perché continuiamo a dire che si potevano fare invasi per raccogliere l’acqua piovana, utile non solo per i campi ma anche nei momenti di crisi, e invece non sono stati fatti?
Qualcuno sostiene che la risposta non sia solo “incapacità” in senso generico, ma che ci sia un motivo tecnico.
I tempi strettissimi del PNRR hanno finito per favorire soprattutto gli interventi su opere già esistenti o già progettate. Chi aveva progetti pronti ha potuto partecipare ai bandi, chi non li aveva è rimasto indietro. Per i grandi invasi, quei progetti semplicemente non c’erano.
I progetti non nascono quando esce un bando. Si preparano negli anni precedenti.
Risultato: tanti interventi di efficientamento, ma l’Italia continua a trattenere solo l’11% della pioggia che cade, e il problema dei nuovi bacini è rimasto lì, identico.
A questo punto una domanda è inevitabile: com’è possibile che, dopo decenni, ci ritroviamo ancora a discutere degli stessi problemi?
I tecnici lo dicono chiaramente: da quasi 50 anni in Italia non si fa più un piano serio sugli invasi, e ci vorrebbe un piano almeno decennale, non quello che dura una legislatura o una campagna elettorale.
Qualcuno dovrebbe spiegare perché continuiamo a considerare straordinari problemi che conosciamo da decenni.
Non solo siccità: alluvioni e cuneo salino
E il discorso non riguarda solo la siccità estiva. Gli invasi servirebbero anche a limitare i danni delle alluvioni, trattenendo l’acqua quando piove troppo invece di farla scaricare tutta insieme. Per il Po c’è poi un altro problema specifico, che ci tocca da vicino: il cuneo salino.
Quando la portata del fiume scende, il mare risale verso l’entroterra e salinizza falde e terreni, rendendo l’acqua inutilizzabile per l’agricoltura e a volte anche per uso civile.
Provate ad andare nel Delta del Po, la situazione è particolarmente evidente e sentita.
Gli stessi tecnici dell’Anbi dicono che avere più acqua dolce disponibile, con bacini di accumulo e una gestione migliore del fiume, è uno dei modi per contrastare questo fenomeno, insieme a barriere antisale e canali di gronda.
Quindi gli invasi non sarebbero serviti solo ai campi, ma a tutto il delta.
Quando arriva un’occasione come il PNRR e ti accorgi di non avere in mano nessun progetto pronto su problemi che si ripetono ogni anno, qualcosa non va.
E non è successo per caso: per decenni, con governi di tutti i colori, la programmazione delle opere idriche non è mai stata davvero una priorità. Tanti di quei soldi sono finiti in manutenzioni minori o altrove, mentre l’occasione di rinnovare davvero le infrastrutture dell’acqua è andata persa.
I soldi c’erano, mancava il resto.
Montalbano non è un caso isolato
A Montalbano, frazione di Ferrara, manca ancora la rete fognaria pubblica, e per realizzarla ci vogliono più di 8 milioni di euro.
Va detto che questi non sono soldi PNRR: è un investimento di Hera, che li recupera poi in bolletta, non una spesa pubblica a fondo perduto.
Ma la questione non cambia, anzi si vede ancora meglio da qui. Non è un caso isolato di Montalbano.
Anche a Corlo, Correggio, Baura, a Cona e in altre frazioni del ferrarese, fino a poco tempo fa la fognatura non c’era o non arrivava a un depuratore vero, e gli scarichi finivano in parte nei canali senza trattamento.
Lo stesso gestore parla di “piccole località non ancora collegate ai depuratori” in tutta l’Emilia-Romagna: è un arretrato vecchio, che si paga adesso, frazione dopo frazione.
Che siano fondi statali o di un gestore regolato non cambia la sostanza: la mancanza di programmazione attraversa tutti i livelli, Stato, Regione, Comune, gestori.
Il PNRR non è l’unica occasione persa, è tutto il sistema che da anni non prepara per tempo le opere che servono, qualunque sia poi la cassa da cui escono i soldi.
Denaro pubblico, utilità privata?
Ma il problema non riguarda solo ciò che non si è fatto. Riguarda anche ciò che si è deciso di finanziare. Ristrutturare edifici chiusi da anni senza sapere chi li gestirà dopo, o mettere milioni pubblici — si parla di 8 milioni, forse più che meno — su qualcosa di utilità soprattutto privata come l’aeroporto San Luca.
Le priorità, evidentemente, sono un concetto elastico.
Al di là di dove arrivino esattamente quei fondi, il problema di fondo è lo stesso: si finanzia quello che è pronto o si vede, non quello che serve davvero al territorio nel tempo.
Una responsabilità precisa, nonsolo “tecnica”
La risposta, alla fine, è sempre la stessa: non si programma, non si stabiliscono le priorità, mancano gli studi di fattibilità e i progetti pronti quando servirebbero.
Ma se questo si ripete per decenni, con governi diversi, e si perde un’occasione come il PNRR, a un certo punto non è più solo un problema tecnico.
È una evidente responsabilità politica, di chi negli anni non ha mai fatto della programmazione una priorità vera.
Una responsabilità che, a livello nazionale, non si può addossare solamente al governo Meloni, che però non ha invertito una tendenza che si trascina da decenni.
Mentre a livello locale, dopo gli errori del passato, con sette anni di amministrazioni Fabbri, qualcosa in più era lecito aspettarsi.
Le scelte e le colpe per questo utilizzo dei fondi del PNRR a Ferrara sono responsabilità diretta di queste amministrazioni, così come pesanti sono quelle per la mancanza di visione e di priorità territoriali, anche nello stimolare e indirizzare altri soggetti, da ATERSIR a HERA, e farsi trovare pronti quando è il momento e ci sono i fondi.
È lì che si misura la qualità di un’amministrazione.
Francesco Vigorelli