Economia e Lavoro
28 Giugno 2026
Secondo l’Osservatorio Facile.it-Mutui.it, nei primi cinque mesi del 2026 la provincia estense registra l’importo medio richiesto più contenuto della regione

Mutui, a Ferrara le richieste più basse in regione

di Redazione | 2 min

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Ferrara si conferma la provincia dell’Emilia-Romagna dove si richiedono i mutui meno elevati per l’acquisto di un’abitazione. È quanto emerge dall’Osservatorio Facile.it – Mutui.it, che ha analizzato le domande di finanziamento presentate nei primi cinque mesi del 2026.

Secondo lo studio, nella provincia estense l’importo medio richiesto tra gennaio e maggio si è attestato a 117.204 euro, il valore più basso tra tutte le province della regione e ben al di sotto della media emiliano-romagnola, pari a 141.767 euro. Ferrara si colloca anche sotto la media nazionale, che si ferma a 139.230 euro.

Il confronto con gli altri territori evidenzia differenze significative. A guidare la classifica regionale è Bologna, dove l’importo medio richiesto raggiunge 153.743 euro, seguita da Rimini con 150.129 euro e Modena con 145.973 euro. Anche province come Forlì-Cesena, Parma e Ravenna registrano richieste superiori ai 137 mila euro. Solo Piacenza si avvicina ai livelli ferraresi con una media di 120.036 euro.

Il dato riflette un mercato immobiliare caratterizzato da valori medi degli immobili generalmente più contenuti rispetto alle principali aree urbane della regione, rendendo necessario un ricorso inferiore al credito per l’acquisto della casa.

A livello regionale, l’analisi evidenzia una sostanziale stabilità della domanda di mutui rispetto allo scorso anno. L’importo medio richiesto si mantiene attorno ai 142 mila euro, mentre cala leggermente l’età dei richiedenti, passata da 40 a 39 anni. In lieve diminuzione anche il valore medio degli immobili oggetto di finanziamento, sceso a 206.044 euro.

Tra gli aspetti più rilevanti emerge il ritorno di interesse verso i mutui a tasso variabile. Pur restando il tasso fisso la formula preferita dagli emiliano-romagnoli, la quota di chi sceglie soluzioni variabili o miste è salita in un anno da meno dell’1% all’8,2% del totale.

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