Salute
15 Giugno 2026
La tesi del medico Manuele Colombari racconta l'esperienza innovativa realizzata nel distretto sud-est ferrarese. Un percorso condiviso tra cardiologi, medici di famiglia e chinesiologi per ridurre il rischio cardiovascolare

L’attività fisica diventa una vera cura per il cuore

di Redazione | 3 min

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Sono stati presentati lo scorso 25 maggio in Regione Emilia Romagna i risultati del progetto sperimentale di collaborazione tra Medici di Medicina Generale del distretto sud-est e la UO di Cardiologia e Riabilitazione Cardiologica dell’Ospedale del Delta, diretta dal dott. Giovanni Pasanisi.

Il lavoro costituisce la tesi finale del Corso di Formazione Specialistica in Medicina Generale del dott. Manuele Colombari e rappresenta un esempio virtuoso del rapporto ospedale-territorio della AUSL di Ferrara.

Quello realizzato in via sperimentale è stato un programma di prevenzione cardiovascolare basato sull’attività fisica iniziata in modalità supervisionata (da Chinesiologi dell’attività motoria preventiva ed adattata) presso le Case della Comunità di Comacchio e Portomaggiore, per poi gradualmente passare ad una modalità adviced.

L’individuazione dei pazienti candidati ad entrare nel programma era affidata ai Medici di Medicina Generale, che hanno segnalato i pazienti al Cardiologo per la prescrizione dell’esercizio fisico.

La prima fase supervisionata dell’attività si poneva la finalità non solo educativa e dimostrativa circa l’esecuzione di una corretta attività fisica, ma aveva anche l’ambizione di rassicurare i pazienti circa la sicurezza di tale pratica superando ogni titubanza. Esistono ormai consolidate evidenze dei benefici di una regolare pratica di attività fisica sia nei soggetti con fattori di rischio cardiovascolare sia nei cardiopatici cronici,
tanto da essere ormai considerata a tutti gli effetti una “terapia”.

Tuttavia questo aspetto è spesso trascurato rispetto alla terapia farmacologica, per diverse motivazioni sia organizzative che culturali. È auspicabile che, il medico, di fronte ad un soggetto che possa beneficiarne, lo sensibilizzi sull’utilità ed effettui la corretta prescrizione di attività fisica personalizzata, al pari della eventuale terapia farmacologica.

Per istruire i pazienti sulla corretta modalità di svolgimento dell’attività fisica è necessario valutarne preliminarmente lo stato funzionale attraverso test specifici, individuare gli obiettivi da raggiungere (per esempio perdita di peso, miglioramento dell’assetto metabolico, riduzione del rischio di cadute) ed infine indicare al paziente le caratteristiche dell’esercizio in termini di tipologia, intensità, durata, frequenza settimanale.

Esistono in letteratura dati che indicano come i pazienti cui viene prescritta l’attività fisica secondo programmi da seguire in autonomia a domicilio (cosiddetti programmi adviced) tendano ad interromperli precocemente o addirittura a non iniziarli. Al contrario, programmi che iniziano in modalità supervisionata (cosiddetti programmi supervised) garantiscono maggiore adesione, ma sono ovviamente più dispendiosi di risorse e non sono fattibili su larga scala.

I risultati della tesi si riferiscono a 34 pazienti, di età media 67 anni, seguiti per 3 mesi con 2-3 accessi settimanali in palestra + un programma da seguire in autonomia a domicilio basato su attività semplici come il cammino o l’utilizzo della bicicletta. I risultati sono stati ottimi in termini di miglioramento dei parametri funzionali, quali Indice di Massa Corporea (BMI) e Capacità Funzionale di un individuo a svolgere un’attività.
Una nuova evidenza che conferma l’importanza di una sempre maggior diffusione dei programmi di prevenzione sul territorio.

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