Copparo. È stata una mattinata di memoria ed emozioni, quella di mercoledì 10 maggio al Museo La Tratta di Copparo, gestito dall’Associazione Archeologi dell’Aria (AdA). Lo spazio espositivo di via Goito, su invito di Fabio Raimondi, ha infatti accolto uno speciale visitatore: Ben Raikes, nipote del sergente pilota della Royal Airforce inglese che perse la vita nelle campagne copparesi a soli 20 anni, in seguito all’abbattimento del proprio bombardiere (A-20 Boston, ribattezzato “Pippo”) avvenuto il 21 aprile 1945, a poche settimane dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Raikes e i tre membri del suo equipaggio (il navigatore David Millard Perkins, l’operatore radio Alexander Thomas Bostock e il mitragliere australiano John Penboss Hunt) risultarono dispersi per decenni.
Poi nel 2011, grazie alla testimonianza di Loretta Rossi (madre di Fabio Raimondi) che indicò il luogo dove il velivolo cadde e alla disponibilità dei proprietari del terreno – rappresentati durante la visita da Paola Ferro – all’effettuazione degli scavi, i resti dell’aereo furono ritrovati dai volontari di AdA e nel 2013 l’equipaggio poté ricevere degna sepoltura militare con tutti gli onori presso il Cimitero del Commonwealth di Padova. Proprio il camposanto militare è stata la prima tappa del nuovo viaggio di Ben Raikes che, martedì 9 giugno, ha incontrato le istituzioni locali patavine e reso omaggio allo zio, come già avvenuto nei suoi due precedenti viaggi sul territorio.
Raikes è stato poi accompagnato in visita a Copparo, al Castello di Ferrara e il 10 giugno al Museo La Tratta, dove è stato accolto dal vicesindaco di Copparo Bruna Cirelli che ha voluto portargli il saluto e il benvenuto da parte dell’Amministrazione comunale. Il vicepresidente di AdA Giovanni Carlini, assieme a Luca Raimondi, hanno guidato l’ospite tra le sale dello spazio espositivo: un percorso che si è concluso dinanzi alla teca dedicata al sergente David Raikes, contenente cimeli, ritrovamenti e un suo volume di poesie: sì, perché David Raikes era poeta, apparteneva a quella generazione di giovani ufficiali britannici che vissero la guerra con grande intensità culturale, oltre che militare. Le sue poesie non celebravano l’eroismo in modo retorico, ma parlavano dell’esperienza umana dei piloti, della perdita dei compagni e della consapevolezza della fragilità della vita.
Con incontenibile commozione, Ben Raikes ha letto una delle poesie cui è più legato, la stessa che era stata recitata durante il suo matrimonio: un sentimento palpabile, condiviso con tutti i presenti. «Quella di mio zio è stata una storia così incredibile. Per tanti anni nessuno ha saputo cosa fosse successo davvero, e averlo ritrovato è stato un bellissimo regalo per la mia famiglia, come mio padre ha scritto nel libro – ha condiviso Ben Raikes -. Ci sono davvero tante cose per cui sentirsi travolti dall’emozione, ma è stato bello. Sono contento di aver provato questa emozione così forte leggendo il suo componimento: mi ha fatto sentire più vicino a David e alla sua storia. Una storia che, ogni volta che torno, si riempie di nuovi tasselli e significati».
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