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10 Giugno 2026

Resa dei conti Wild Card Ifl: sabato 13, ore 18, Giaguari Torino vs Txt Aquile Ferrara

di Redazione | 4 min

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Playoff. Una parola, e tutto cambia. Niente classifica, niente settimana dopo, niente seconde possibilità: si vince e si avanza, si perde e si va a casa. Quaranta minuti, un campo solo, una stagione intera sul tavolo.

E quando dall’altra parte ci sono i Giaguari, il football che pesa pesa ancora di più. Aquile–Torino non è una partita qualsiasi: è una di quelle rivalità che il football italiano si porta dietro da anni, due programmi storici che si ritrovano puntuali quando la posta sale. Sabato si ritrovano di nuovo — a Torino, sullo stesso campo dove a marzo questa storia era cominciata male.

Perché c’è un conto rimasto aperto. Un 29-14 che brucia ancora. E i conti, ai playoff, si chiudono. Possiamo farcela — e non perché lo speriamo, ma perché i numeri dicono che questa partita è alla nostra portata.

Quella sera Torino non ci ha battuti. Ci siamo battuti da soli: quattro turnover, quattro sack subiti, un kickoff da 71 yard regalato in copertura. Tre voci di un referto che non parla di talento, ma di disciplina. Sei mesi dopo, la buona notizia è semplice: tutto quello che ci è costato la partita si corregge. Il talento non si inventa — e noi quel giorno non ne avevamo bisogno.

Una partita di reparti

Nei reparti che contano partiamo avanti. I Giaguari sono una squadra di un uomo solo: Ethan Greenfield. 1.279 yard di corsa, 16 touchdown, 7,5 yard a portata — circa otto yard su dieci della loro produzione a terra passano dalle sue gambe. È esplosivo, può spaccare una gara in uno strappo solo. Ma è anche l’unico piano. Dietro di lui il QB Riccardo Duranticompleta il 50,7% dei lanci, con 6 intercetti e meno di 100 yard di passaggio a partita: i numeri di un attacco che, tolto Greenfield, non ha un piano B.

Di fronte, la miglior difesa sulle corse dell’intera IFL — ed è il confronto che ci sorride di più: la nostra unità più forte contro la loro unica arma. Davanti, il fronte di Safiano, Antochi, Zucchini, Egbuche e Rivelli ha una consegna chiara: tenere i blocchi, chiudere i bordi, non concedere un metro pulito. Dietro, i linebacker Rinaldi, Ferrari, Giorgiutti e Motta leggono e colpiscono — disciplina sul cutback, tutti che convergono sulla palla. Si toglie Greenfield e si costringe Torino a vincerla per aria, da un quarterback che per aria non la vince quasi mai. E se Duranti deve lanciare per forza, dietro lo aspettano Bottoni, Balzo, Guerrato e Zack Wright: sei intercetti li ha già messi su pellicola, le palle da rubare ci sono. Questo reparto è costruito esattamente per una serata così.

Dove attacchiamo noi

E quando abbiamo la palla noi, il bersaglio è scoperto. La secondaria dei Giaguari concede 178 yard di passaggio a gara, 16 touchdown su lancio e appena 4 intercetti; sulle terze fa scappare gli avversari il 53% delle volte, e in red zone subisce TD nel 72% degli ingressi. Il nostro è un attacco da Air Raid e RPO, fatto per colpire esattamente lì: Ryan Kraft che trova il ritmo, Leonardo Pasquotto che attacca gli spazi sulle vie intermedie. Davanti a Kraft, la linea di Zamperlin e Malan ha una sola consegna: sacca pulita. A marzo i quattro sack ci hanno tolto la partita; sabato no. E nel backfield Medini, Franco e Pezzobon tengono onesta la difesa di Torino — perché un attacco che può correre è un attacco che può lanciare. Non serve essere perfetti: serve restare in carreggiata e finire i drive.

Le due variabili

Due cose ci hanno traditi a marzo e decideranno di nuovo sabato. La prima è la disciplina: i Giaguari sono la squadra più fallosa della lega — 60,8 yard di penalità a partita — e il loro picco stagionale (12 falli, 103 yard) è arrivato proprio contro di noi. Se restiamo lucidi, le bandierine giocano dalla nostra parte. La seconda sono gli special team: hanno gambe pericolose sui ritorni — Giuliani ha già portato un kickoff in TD da 78 yard — e quel ritorno da 71 yard non può ripetersi. Zack Wright, dall’altra parte, ci dà la stessa minaccia: campo guadagnato senza far girare l’attacco.

Sopravvivere al secondo, vincere il quarto

Un’ultima nota da spogliatoio. Torino esplode prima dell’intervallo: il secondo quarto è il periodo che pesa di più nel loro tabellino. Noi siamo una squadra da quarto periodo, da finale. La regola è una: sopravvivere alla scarica del Q2 restando a contatto, e portarli là dove vive la nostra identità — negli ultimi dodici minuti.

A guidare gli Aquile c’è Tevin Hanley, che ha costruito questa squadra sull’idea che le partite si vincono prima sui dettagli che sui talenti. Accanto a lui veterani come Rinaldi, che in un win-or-go-home valgono doppio: testa fredda quando il campo scotta.

Possiamo farcela. Abbiamo gli uomini giusti nei posti giusti, abbiamo i numeri dalla nostra, abbiamo un conto da chiudere. Sabato non c’è la settimana dopo: si vince e si avanza, oppure si va a casa. Gli Aquile vanno a Torino per chiudere quello che a marzo era rimasto aperto.

La gara è in trasferta a Torino, ore 18. Segui il live su gameday.fidaf.org

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