di Mauro Alvoni
È stato davvero “un gran bel film”, come canta Vasco Rossi. Un film lungo due sere, vissuto da oltre 120mila persone al Parco Urbano Giorgio Bassani, con Ferrara trasformata per quarantotto ore nella capitale della musica italiana. Dopo l’emozione della prima data, il secondo appuntamento del Vasco Live 2026 ha confermato il trionfo annunciato, regalando una serata capace di essere allo stesso tempo spettacolare, intima e profondamente collettiva. Se la prima data è stata quella dell’impatto e della sorpresa, questa seconda serata si è rivelata una celebrazione profonda e definitiva..
Sotto il palco del Parco Bassani si respira l’energia unica del “popolo di Vasco”. Una marea colorata di bandane, striscioni storici, magliette d’annata e sguardi lucidi ha invaso Ferrara. La vera magia della serata è stata l’atmosfera: nonostante i grandi numeri e la portata dell’evento, tutto si è svolto in un clima di straordinaria tranquillità, rispetto e condivisione. È il miracolo del Blasco, capace di unire sotto la stessa transenna almeno tre generazioni. Ci sono i fan della prima ora, oggi cinquantenni e sessantenni, ci sono i genitori con i figli cresciuti a pane e Sally, e ci sono i giovanissimi che cantano ogni singola parola a memoria. Una tribù pacifica che si abbraccia, balla e si emoziona senza alcuna tensione, unita da un profondo senso di appartenenza.
Sul fronte musicale, lo show è una macchina da guerra perfetta, spinta da una band che solleva un muro di suono impressionante. Vasco entra sul palco e, fedele alla scaletta del tour, spiazza e conquista subito tutti con una partenza tiratissima e nostalgica: apre con “Vado al massimo”, un brano storico che non eseguiva dal vivo dal 1983. Il concerto viaggia fluido tra rock duro e ballate intime. La prima parte dello spettacolo scava nel passato meno battuto, regalando chicche Anni ’80 come “Ormai è tardi”, “Bolle di sapone” e “Alibi”, accolte con boati dai puristi. Nella seconda metà, l’intensità emotiva sale alle stelle quando la scaletta inanella i brani più amati di sempre. Il parco trema sulle note di “Gli spari sopra” e “C’è chi dice no”, per poi sciogliersi nella poesia collettiva di “Vita spericolata” e “Canzone”, fino all’immancabile e catartico finale sotto i fuochi d’artificio con “Albachiara”.
Quando le luci del palco si spengono definitivamente, subentra però la malinconia. Vasco è tornato a Ferrara dopo 39 anni di assenza, e la consapevolezza di aver vissuto un doppio evento storico si scontra subito con il vuoto che questo enorme circo rock si lascia alle spalle. Il Parco Bassani si risveglia improvvisamente più silenzioso, consapevole che ci vorrà del tempo per metabolizzare un’energia di questa portata. Il “Komandante” saluta la terra estense, lasciandola con gli occhi pieni di bellezza.
Ma la musica non finisce qui. Prima del tanto chiacchierato futuro, la carovana del Vasco Live 2026 deve proseguire il suo viaggio estivo. Il rocker e la sua band sono attesi nelle prossime settimane da un fitto calendario di appuntamenti negli stadi italiani: il tour toccherà le arene di Olbia, per poi infiammare il Sud con le doppie date allo Stadio San Nicola di Bari, proseguire verso lo Stadio del Conero di Ancona e risalire la penisola fino a Udine.
Solo dopo aver completato questa travolgente cavalcata lungo l’Italia, l’attesa si focalizzerà interamente sul mega evento già in via di organizzazione per il 2027 a Roma. Nella capitale si celebreranno i 50 anni di una carriera leggendaria con quello che si preannuncia come il “Concerto Universale”. Ferrara ha fatto la sua parte in modo splendido, regalando due notti perfette. Ora la tribù del Blasco rimette gli zaini in spalla e continua a seguire la scia del rock.