Portomaggiore
4 Giugno 2026
Presentato il bilancio del progetto “A piccoli passi per camminare insieme”

Portomaggiore, la rete inclusiva del volontariato fa centro

di Redazione | 5 min

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Portomaggiore. Si spegneranno i riflettori a fine giugno, ma non si esauriranno gli effetti positivi sulla comunità portuense di “A piccoli passi…per camminare insieme”, il progetto di inclusione che dall’inizio del 2025 a oggi ha animato il tessuto sociale della cittadina.

Coordinato dal capofila Centro Le Contrade Aps insieme alle associazioni Portamico, Acti e Pangea, il progetto è stato finanziato nell’ambito di un bando regionale. Un successo nato dalla sinergia tra Comune di Portomaggiore, Aspem, Cra C.Eppi, professionisti della locale Casa della Comunità, gli Istituti Scolastici locali, le Cooperative Sociali La Pieve e Kcb, e un fitto tessuto associazionistico (Pubblica Assistenza, Fiab, Amici di Sandolo).

A fare il punto sui risultati, proprio in vista dello scorso 2 giugno presso il Centro Le Contrade Aps, affiliato Ancescao, erano presenti: il sindaco Dario Bernardi, l’assessore Gianluca Roma, la referente delle Scuole Superiori di Portomaggiore Annika Cavedagna, Paola Tagliati di Aspems, Milvia Migliari e Lorenzo Boldrini del Consiglio Direttivo di Ancescao provinciale, Catia Fabbri, presidente del Centro Le Contrade Aps e volontari delle associazioni partner.

Nato in continuità con l’esperienza di “RigenerAzione: costruiamo legami”, il percorso ha saputo intercettare le complessità di un contesto locale in forte mutamento. L’obiettivo? Offrire risposte concrete per contrastare l’isolamento, valorizzare le persone con disabilità, supportare le famiglie multiculturali e stimolare il protagonismo dei più giovani.

Il cuore pulsante dell’operazione è stato l’impegno di circa 60 volontari attivi, autentiche antenne e braccia di comunità capaci di raggiungere e prendersi cura di ben 800 beneficiari diretti (fra cui una cinquantina di persone fragili, ben 200 famiglie, circa 300 persone straniere e circa 200 tra bambini, alunni e studenti degli Istituti scolastici locali).

La capillarità del percorso emerge con chiarezza dai risultati raggiunti nei 18 mesi di attività. A spiegare lo spirito dell’iniziativa è Catia Fabbri, presidente del Centro Le Contrade Aps, la realtà che gestisce il Centro Ancescao presso la Casa del Volontariato di via Carducci 11, che ospita anche l’associazione PortAmico insieme al CSV Terre Estensi: “Si tratta di un progetto che ha richiesto un impegno grande, ma che ci ha dato anche un’enorme soddisfazione. In questi anni siamo cresciuti come realtà associative e abbiamo rafforzato la rete cittadina tra volontariato, istituzioni e scuole, anche grazie a un importante ruolo di facilitazione da parte del CSV, che ci ha anche supportato in questo periodo, sia in fase progettuale, sia chiarendoci dubbi burocratici durante il percorso”.

Il progetto si è sviluppato lungo diverse direttrici. La prima ha riguardato l’integrazione sociale e culturale, grazie alla collaborazione con l’associazione Portamico, che ha svolto ininterrottamente l’attività di sportello, aiutando lavoratori stranieri a risolvere pratiche burocratiche per loro insuperabili. Sono stati attivati laboratori di italiano con ludoteca che hanno coinvolto complessivamente circa un’ottantina di donne di origine straniera. Nati come uno spazio accogliente sul modello della “sala del tè” per superare l’isolamento linguistico, si sono rivelati un successo.

“I laboratori sono stati organizzati in orari compatibili con le esigenze delle corsiste”, precisa Catia Fabbri. “Sono stati una preziosa occasione di integrazione, grazie anche a giovani studentesse che hanno fatto da mediatrici, mentre un gruppo di volontarie gestiva la ludoteca interna per i bambini (mediamente 10/12 ogni volta, da pochi mesi a tre anni). Una buona pratica molto apprezzata, che abbiamo visto riprodurre con soddisfazione anche in altri contesti territoriali.”.

Un altro asse fondamentale ha riguardato il benessere delle giovani generazioni, integrando scuola e famiglie. Tra gli interventi spiccano i laboratori sull’affettività e la crescita personale che hanno coinvolto studenti del biennio ITE di Portomaggiore e delle terze medie di S. Maria Codifiume. I percorsi, come evidenziato durante il bilancio, hanno puntato a sensibilizzare i ragazzi sul contrasto alla violenza sulle donne e sulla decostruzione degli stereotipi. Per il futuro, in collaborazione con il Centro Donna Giustizia di Ferrara, si pensa già di estendere l’esperienza fin dalle scuole primarie.

Il progetto ha toccato da vicino anche le fragilità, offrendo a persone con disabilità l’opportunità di superare le resistenze psicologiche ed esprimere il proprio potenziale. Tra le azioni più efficaci si segnalano i laboratori di cucina inclusiva, che hanno offerto ai ragazzi momenti di autonomia e socializzazione.

Parallelamente, il Centro Sociale stesso ha aggredito la routine dell’isolamento post Covid attraverso gite fuori porta, tornei di carte, corsi di ballo e attività ludiche intergenerazionali, riattivando la partecipazione di molti anziani del territorio.

Far crescere la consapevolezza che “prevenire è meglio che curare” è stato invece il filo conduttore degli incontri sulla salute e sulla medicina di genere promossi dall’associazione Acti.

Tra escursioni ciclistiche, “aperiquiz” culturali con Pangea, laboratori di pittura e ballo, “A piccoli passi” ha dimostrato la capacità di rigenerare non solo le relazioni, ma anche gli spazi urbani. Ne è un esempio il Parco Colombani, trasformato in un punto di incontro comunitario il 2 giugno ha la quarta edizione del grande “Picnic multietnico”.

Tutto ciò è stato presentato agli ospiti attraverso la proiezione di foto e video che ne ha documentato il percorso, seguito da un video realizzato dai ragazzi fragili di corso di cucina, che hanno ricevuto un attestato. Al termine il sindaco Bernardi ha commentato: “Il progetto A piccoli passi… per camminare insieme” sintetizza benissimo uno dei nostri obiettivi principali, la lotta alla fragilità e alle solitudini per tenere unito il tessuto sociale dove è più fragile. Tutte le attività hanno dato un’opportunità a giovani, anziani, donne straniere, disabili, bambini di stare insieme in momenti di socialità e crescita. Di questo siamo grati al “Centro Le Contrade Aps” e alle associazioni di volontariato che hanno collaborato”.

Il progetto si avvia alla conclusione, ma lascia sul territorio un patrimonio prezioso di relazioni e competenze condivise che il tessuto associativo di Portomaggiore è già pronto a portare avanti.

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