Attualità
2 Giugno 2026
Dopo il femminicidio di Samanta Zironi, il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti richiama l'importanza della prevenzione culturale, educativa e clinica

“C’era sempre qualcosa prima: la violenza va riconosciuta prima che diventi cronaca”

di Redazione | 2 min

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di Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Ferrara Aps

La morte di Samanta Zironi, uccisa nella notte tra venerdì e sabato nel quartiere Barco, ci colpisce come cittadini e come operatori e operatrici. Come ogni volta, proviamo dolore e senso di urgenza. E come ogni volta, torniamo al nostro lavoro.

Il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Ferrara si occupa da anni di uomini che agiscono o rischiano di agire comportamenti violenti nelle relazioni. Spesso purtroppo interveniamo dopo. Lavoriamo sui meccanismi del controllo, sulla gestione del conflitto, sui modelli relazionali che, quando non vengono riconosciuti e messi in discussione, possono diventare pericolosi.

È un lavoro silenzioso, di prossimità, che si svolge colloquio dopo colloquio. Senza certezze di successo, ma con la convinzione che il cambiamento sia possibile. E che investire su di esso sia l’unica forma di prevenzione che agisce davvero sulle cause.

C’è però qualcosa che va detto con chiarezza. Viviamo in una cultura che ci ha addestrato a contestualizzare tutto. A cercare le attenuanti, a leggere il gesto nel suo contesto, a chiederci cosa ci fosse dietro. È un riflesso comprensibile, ma diventa pericoloso quando lo applichiamo alla violenza. Perché un comportamento violento rimane tale a prescindere dalla storia di chi lo agisce, dallo stress che attraversava, dalla difficoltà del momento.

Il contesto può aiutarci a capire. Non può giustificare.

Questo atteggiamento, che ricalca ancora in parte la credenza circa la sfera intima e privata delle famiglie al cui interno si fa bene a non entrare, è uno dei problemi più sottovalutati. Impariamo a tollerare segnali che non dovremmo tollerare. Normalizziamo dinamiche di controllo e di potere che, se riconosciute per quello che sono, ci allarmerebbero. E quando il segnale diventa un fatto di cronaca, ci stupiamo, come se non ci fosse stato nulla prima.

C’era sempre qualcosa prima. Per questo il lavoro culturale è tanto importante quanto quello clinico e sanzionatorio. Educare al riconoscimento precoce delle forme di violenza nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, significa abbassare la soglia di accettazione collettiva. Significa dare alle persone gli strumenti per dire “questo non va bene” prima che sia troppo tardi. Per se stesse, o per chi hanno vicino.

Il nostro servizio è gratuito, accessibile, rivolto a uomini che vogliono capire e modificare i propri comportamenti. Si accede anche in forma autonoma, senza necessità di invio da parte di strutture sanitarie o giudiziarie.

Siamo parte di una rete territoriale e dentro di essa agiamo perché la prevenzione sulla violenza non è il lavoro di un solo soggetto ma un sistema che funziona quando ognuno svolge la propria parte.

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