Argenta
25 Maggio 2026
La Procura ha reiterato la richiesta di rinvio a giudizio per il 44enne Matteo Nocera, chiedendo invece il non luogo a procedere per due episodi relativi a presunti maltrattamenti. Erano indagate anche due dottoresse: una attesa in aula a luglio, l'altra archiviata

Argenta, l’infermiere accusato di omicidio davanti al giudice

di Davide Soattin | 4 min

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Argenta. Nessun colpo di scena oggi, lunedì 25 maggio, in tribunale a Ferrara, durante la prima parte dell’udienza preliminare del procedimento a carico di Matteo Nocera, l’infermiere 44enne accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, l’83enne morto a settembre 2024 durante il ricovero nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani Vandini di Argenta.

Davanti al gup Giovanni Solinas, la pm Barbara Cavallo ha infatti ribadito la proprio richiesta di rinvio a giudizio per l’imputato, presente in aula.

Contestualmente, la sostituta procuratrice ha chiesto il non luogo a procedere per due capi d’accusa inizialmente contestati al 44enne, relativi a presunti maltrattamenti nei confronti di altrettanti pazienti che, durante l’attività di indagine, erano stati sottoposti al test del capello, esami dai quali – secondo il consulente della Procura – non sarebbero emersi elementi sufficienti a sostenere l’impianto accusatorio.

Ad associarsi alle richieste della Procura anche le parti civili costituite nel procedimento, rappresentate dagli avvocati Simone Bianchi, Francesco Mantovani, Stefano Forlani e Sabrina Di Giampietro, quest’ultima per l’Ausl di Ferrara.

La principale accusa di cui deve rispondere l’infermiere è quella di aver somministrato all’anziano paziente, senza alcuna finalità terapeutica (perché finalità terapeutiche effettivamente non le ha), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante impiegato generalmente in medicina di urgenza per facilitare l’intubazione durante interventi in anestesia generale e richiede il supporto della respirazione artificiale. In mancanza di questa assistenza, infatti, il farmaco può risultare letale, poiché impedisce al paziente di respirare autonomamente.

Il 44enne è inoltre accusato di maltrattamenti pluriaggravati nei confronti di altri otto pazienti – indicati come persone offese insieme all’Ausl e al Ministero della Salute – ricoverati all’ospedale di Argenta tra settembre e ottobre di due anni fa. Secondo la Procura di Ferrara, infatti, l’uomo avrebbe somministrato in modo abituale agli anziani degenti benzodiazepine e altri sedativi, tra cui Midazolam, Haldol e Naloxone – quest’ultimo, peraltro, scaduto – senza alcuna prescrizione medica formale da parte dei medici di turno.

Per ciò deve anche rispondere di esercizio abusivo della professione medica, per cui è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, oltre che di falso in atto pubblico. Secondo l’accusa, avrebbe attestato in modo consapevole circostanze non veritiere nelle cartelle cliniche, con l’obiettivo di coprire i presunti maltrattamenti. Emblematico il caso di un paziente al quale l’infermiere avrebbe somministrato arbitrariamente un sedativo: somministrazione che non sarebbe stata annotata in cartella clinica, dove veniva fatto riferimento a un generico stato di assopimento dell’anziano, senza indicarne la reale causa. Solo in un secondo momento sarebbe stata riportata la prescrizione del farmaco, quando questo era già stato somministrato.

In un’altra circostanza, risalente al 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe provocato lesioni gravi a un paziente utilizzando un bisturi per effettuare un’incisione nelle parti intime senza anestesia, causandogli dolore e conseguenze rilevanti. Sempre stando all’accusa infatti, dopo quell’episodio l’anziano, che sarebbe stato anche oggetto di umiliazioni verbali, fu costretto a sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico, da cui si riprese soltanto dopo quaranta giorni di convalescenza.

All’infermiere 44enne vengono inoltre contestati i reati di truffa aggravata e di esercizio abusivo della professione infermieristica, in relazione a un titolo di studio “fantasma” che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato conseguito indebitamente in Romania al fine di poter lavorare per l’Ausl senza averne i requisiti. Gli viene contestato inoltre il reato di interruzione di pubblico servizio. Tale accusa è condivisa con una dottoressa del reparto, la quale risulta a sua volta indagata – sempre in concorso con l’infermiere – per il reato di falso in atto pubblico.

La donna, difesa dall’avvocata Maria Luigia Mezzogori, avrebbe fatto da “scudo” a Nocera. Secondo l’ipotesi della Procura, avrebbe compilato cartelle cliniche di alcuni pazienti in modo non veritiero, omettendo in alcuni casi di annotare circostanze rilevanti. Sempre secondo l’accusa, avrebbe inoltre chiesto all’infermiere indagato – durante il servizio – di allontanarsi dall’ospedale per recarsi presso l’abitazione della propria anziana madre e prestarle assistenza medica domiciliare. La sua posizione è stata stralciata e incardinata in un filone processuale connesso, ma parallelo, e approderà davanti al gup all’udienza fissata per giovedì 2 luglio.

Nelle carte dell’inchiesta, sempre per falso in atto pubblico, c’era finita anche una seconda dottoressa – difesa dall’avvocato Marco Linguerri – che però è stata archiviata.

L’udienza preliminare del procedimento a carico di Nocera tornerà invece in aula giovedì 25 giugno, quando discuterà la difesa, quest’ultima rappresentata dagli avvocati Lorenzo e Giacomo Valgimigli, che ieri hanno presentato alcune eccezioni. L’infermiere intanto – dopo un periodo nel carcere di Ravenna – è attualmente agli arresti domiciliari, in attesa della decisione della Corte di Cassazione relativamente a due ricorsi pendenti in merito alla misura cautelare da applicare.

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