Notte dei Musei nei Musei Nazionali di Ferrara
I Musei Nazionali di Ferrara aderiscono sabato 23 maggio alla Notte Europea dei Musei 2026 con l’apertura serale straordinaria dei loro siti museali al prezzo agevolato di 1 euro
I Musei Nazionali di Ferrara aderiscono sabato 23 maggio alla Notte Europea dei Musei 2026 con l’apertura serale straordinaria dei loro siti museali al prezzo agevolato di 1 euro
Nell’ambito della rassegna culturale “Racconti sotto l’ulivo”, si terrà un appuntamento di particolare rilievo educativo e letterario dal titolo “La letteratura: un ponte fra Scuola e Università”. L’evento avrà luogo venerdì 22 maggio alle ore 10:30, presso l’Egò Lounge Bar
Ha preso il via lunedì 18 maggio, alla scuola primaria Mario Poledrelli di Ferrara, la “Settimana del Libro”, un’iniziativa dedicata alla promozione della lettura e della creatività che accompagnerà alunni e insegnanti per tutta la settimana
Mercoledì 20 maggio, alle 17.30, la presentazione del volume alla Libraccio con una delle autrici, Rossella Latempa
Giovedì 21 maggio alle ore 18.30 nella sede dell’Istituto di Cultura “Casa Cini” (via Boccacanale di S. Stefano, 24 – Ferrara) avrà luogo la presentazione del nuovo libro di Gian Pietro Zerbini dal titolo “La Chiesa di Ferrara-Comacchio nei suoi primi quarant’anni 1986-2026”
Il problema non è l’ultimo piano di un palazzo e i suoi privilegi, ma la vita quotidiana di chi sceglie il Lido di Spina per riposare, curarsi, respirare mare, tranquillità. Che si abiti al piano terra, al quinto o al nono piano, il rumore, unitamente a fari colorati, psichedelici, di lunga gittata, non fa distinzioni: entra nelle case, attraversa finestre, cancella il sonno, altera qualità della vita e lascia, dopo ogni evento, il peso di effetti collaterali.
Resede Ferioli, notaio in pensione, classe 1938, parte dall’esperienza personale per aprire una riflessione molto più ampia: il delicato rapporto ed equilibrio tra l’intrattenimento notturno in spiaggia e l’elementare libertà del diritto al riposo delle persone che vogliono vivere il mare senza subirne gli abusi. Tutto con sullo sfondo regole di demanio marittimo, legalità, responsabilità pubblica.
La spiaggia, notifica Ferioli, è trattata come se fosse un terreno qualunque, disponibile a ogni iniziativa purché utile al turismo e che così si trasforma facilmente in scenario di notti di musica, luci intermittenti, vocalist, volumi in gara tra stabilimenti e sonno impossibile.
Ma il demanio marittimo non è un bene privato da sfruttare, né un patrimonio da monetizzare senza limiti: è bene pubblico necessario, fuori commercio, destinato a fruizione collettiva.
Le concessioni balneari sono eccezioni giustificate solo se compatibili con uso pubblico, sicurezza, ambiente, salute, rispetto di norme sull’inquinamento acustico.
Secondo Ferioli, il punto critico è l’inquadramento degli stabilimenti balneari come normali attività commerciali. Questa impostazione, richiamata anche da prassi sugli orari, rischia di trascinare tutta la categoria nella logica dell’impresa commerciale pura, senza distinguere tra chi ha puntato sul profitto notturno e chi ha rispettato la funzione pubblica della concessione: balneazione, servizi accessori e interesse collettivo.
Bisogna, infatti, sempre ricordare che le attività commerciali e di spettacolo debbono sempre essere soltanto accessorie, secondarie e strettamente dipendenti da quella principale -la concessione del Demanio Marittimo-che è prevista per la realizzazione di un pubblico interesse indipendentemente dalla sua eventuale redditività.
Da qui il richiamo alla direttiva Bolkestein, tema oggi particolarmente sensibile alla luce della scadenza del 2027, quando il sistema delle concessioni demaniali marittime dovrà misurarsi con procedure selettive pubbliche, programmate nel rispetto del diritto dell’Unione europea. La normativa nazionale prevede l’efficacia delle concessioni fino al 30 settembre 2027, con affidamenti da svolgere secondo principi di trasparenza, pubblicità, parità di trattamento e non discriminazione.
Il nodo, secondo Ferioli, non è negare la concorrenza tra operatori economici, ma evitare che questa logica cancelli la natura speciale del demanio marittimo e snaturi l’identità storica dei territori costieri.
Gli stabilimenti balneari non sono solo imprese: in molte località rappresentano una storia familiare, un presidio di accoglienza, una memoria turistica, sociale e paesaggistica costruita nel tempo insieme alle comunità locali.
Ridurre tutto a una procedura astratta, senza distinguere qualità, radicamento, rispetto delle regole e funzione pubblica svolta, significherebbe impoverire il territorio e trasformare un patrimonio identitario in una semplice partita commerciale.
Per questo, la stagione dei futuri bandi impone un’attenzione ancor maggiore: distinguere chi ha operato nel rispetto della funzione pubblica della concessione -balneazione, servizi accessori, tutela dell’interesse collettivo- da chi ha progressivamente trasformato l’area demaniale in piattaforma commerciale e notturna.
Perché se tutto viene ricondotto indistintamente alla sola categoria dell’impresa, il rischio è duplice: da un lato cancellare storicità degli operatori balneari corretti, dall’altro premiare modelli estranei alla vocazione originaria.
Il demanio marittimo resta un bene pubblico necessario, affidato tramite concessione e sottoposto al giudizio della pubblica autorità secondo il Codice della Navigazione: non può essere letto solo con la lente del profitto, ma deve restare legato a equilibrio, legalità, turismo, ambiente, salute pubblica, diritti dei cittadini.
Il cuore del libro è una critica a un metodo: quando il fatto viene mal inquadrato all’origine, tutto il resto appare coerente solo in superficie. Se il demanio viene considerato un’area “normale”, priva dei suoi vincoli speciali, diventa facile trasformare attività accessorie in attività principali, deroghe in abitudini, eccezioni in sistema.
Ferioli richiama il passaggio normativo successivo alla legge 217/2011, poi modificata dalla legge 221/2012, che riconduce gli intrattenimenti musicali e danzanti entro indirizzi regionali, nel rispetto di ambiente, ordine pubblico, sicurezza, limiti acustici. Secondo l’autore, il punto politico e amministrativo è questo: i Comuni non possono comportarsi come se le regole abrogate fossero ancora vigenti, né possono sostituire la legge con prassi di fatto.
Il libro non è un pamphlet contro qualcuno, ma una documentata analisi dell’indifferenza istituzionale e civile.
Il silenzio davanti al disagio dei residenti, il rumore normalizzato come svago, la tutela pubblica sacrificata alla convenienza economica, sono segnali di un problema più profondo.
“Esercitare sovranità popolare” significa allora leggere gli atti, pretendere motivazioni, chiedere equilibrio tra turismo, svago, salute, legalità, diritto al riposo. Perché il demanio non è di nessuno: è di tutti.
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