Attualità
12 Maggio 2026
Dal 14 al 16 maggio incontri, cinema, teatro e progettazione europea: “L’Europa deve diventare esperienza concreta per cittadini, scuole e giovani”

European Projects Festival 2026, Alexandra Storari: “Portare l’Europa a Ferrara attraverso cultura, scuole e partecipazione”

di Redazione | 5 min

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Non solo progettazione europea e networking internazionale. L’European Projects Festival 2026, in programma a Ferrara dal 14 al 16 maggio, prova a raccontare l’Europa anche attraverso cinema, teatro, scuole, diritti, mobilità giovanile e partecipazione culturale.

La terza edizione del Festival, organizzata da Officine Europa Aps, porterà in città incontri pubblici, sessioni di progettazione europea, eventi culturali, networking internazionale e appuntamenti dedicati a giovani, terzo settore, formazione e cittadinanza europea. Cuore dell’edizione 2026 sarà Palazzo Naselli Crispi, con eventi diffusi anche in altri luoghi della città, dal Chiostro di San Paolo al Teatro Cortazar di Pontelagoscuro, fino alle librerie Feltrinelli e Ubik.

Ne abbiamo parlato con Alexandra Storari, ideatrice del Festival e presidente di Officine Europa Aps.

Da dove nasce l’idea dell’European Projects Festival?

«Nasce da oltre vent’anni di lavoro nella progettazione europea e dalla sensazione che spesso l’Europa venga percepita come qualcosa di distante, tecnico o riservato agli addetti ai lavori. In realtà dietro i programmi europei ci sono esperienze molto concrete: scuole che collaborano con altri Paesi, studenti che partono, associazioni che costruiscono progetti, operatori culturali che lavorano insieme.

A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di portare tutto questo anche a Ferrara, creando uno spazio aperto dove persone provenienti da ambiti diversi potessero incontrarsi: progettisti, insegnanti, studenti, associazioni, artisti, enti di formazione e organizzazioni europee».

Il Festival 2026 ruota attorno al concetto “Muses, Maps & Meanings: A Compass for Europe”. Che significato ha?

«Le “Maps” sono le mappe dell’Europa: i programmi europei, le politiche UE, le reti e i percorsi che collegano territori, città e comunità. Ma sono anche le mappe che aiutano persone e organizzazioni a orientarsi tra opportunità, bandi e progettazione europea.

Le “Muses” rappresentano invece la dimensione culturale e creativa del Festival: il cinema, il teatro, i libri, i linguaggi artistici e le idee attraverso cui leggiamo il presente. I “Meanings”, infine, sono i significati che nascono dall’incontro tra persone ed esperienze diverse.

La bussola (“A Compass for Europe”) è l’immagine che tiene insieme tutto questo: orientarsi in un’Europa complessa senza perdere il senso delle relazioni umane, della cultura e della partecipazione».

Che tipo di Europa volete raccontare attraverso il Festival?

«Un’Europa che non resti confinata a Bruxelles o dentro le istituzioni, ma che arrivi anche in città come Ferrara attraverso esperienze concrete. Oggi parlare di Europa significa parlare di scuole, mobilità internazionale, diritti, cultura, accessibilità, giovani e opportunità reali per i territori.

Per questo il programma mette insieme progettazione europea e dimensione culturale. Nel giro di tre giorni si passerà dagli incontri sul cinema fatto nelle scuole ai temi dell’inclusione con Cbm Italia e Aias Bologna, ai confronti sulla mobilità studentesca con Erasmus Student Network Italia, fino al Mef che porterà un progetto europeo su cosa può fare la pubblica amministrazione per essere più trasparente e vicina ai cittadini».

Ledizione 2026 sembra molto attraversata dai temi dell’inclusione e della cittadinanza attiva.

«Sì, era una scelta molto precisa. Volevamo un Festival aperto anche a chi normalmente non frequenta il mondo dell’europrogettazione. Per questo abbiamo costruito appuntamenti che parlano anche attraverso il cinema, il teatro e i linguaggi culturali.

Ci saranno incontri dedicati alla scuola e all’audiovisivo, ai temi dell’accessibilità, alle competenze europee e alla mobilità internazionale. Crediamo che oggi l’Europa si giochi anche sulla capacità di creare spazi di partecipazione reale dentro le comunità».

Ad aprire il Festival sarà Cathy La Torre all’interno del progetto WE Frame.

«Ci sembrava importante aprire il Festival con una figura capace di affrontare in modo diretto temi come diritti, discriminazioni e inclusione. La presenza di Cathy La Torre si inserisce nel percorso sviluppato da WE Frame – Collective Views for Equality, progetto europeo che lavora sui temi della rappresentazione, della parità di genere e della cittadinanza attiva attraverso cultura e linguaggi audiovisivi».

Nel programma trovano spazio anche cinema, teatro e audiovisivo.

«Sì, perché oggi i linguaggi culturali sono fondamentali per parlare di temi complessi in maniera accessibile. Il 14 maggio il Chiostro di San Paolo ospiterà il WE Frame Short Film Festival, con cortometraggi realizzati da giovani filmmaker europei tra i 18 e i 30 anni sui temi dell’uguaglianza, della rappresentazione e delle trasformazioni sociali.

Il 15 maggio al Teatro Cortazar di Pontelagoscuro ci sarà invece “Kashimashi” di Natasha Czertok, promosso insieme a Teatro Nucleo. Il Festival coinvolgerà inoltre anche le librerie cittadine, con incontri e presentazioni insieme a Karen Ricci e Sambù Buffa. Ci piaceva l’idea di un Festival diffuso, capace di attraversare luoghi diversi della città».

Quanto conta il coinvolgimento di scuole, giovani e realtà formative?

«Conta moltissimo. Il 15 maggio ospiteremo un incontro dedicato al rapporto tra scuola e cinema con il professor Salvatore Aiello e la ricercatrice Pamela Giorgi di Indire. Ci sarà poi Erasmus Student Network Italia con una sessione sulla mobilità internazionale organizzata insieme a Esn Ferrara, con la partecipazione della presidente nazionale Matilde Quaglia ed Edoardo Villa dell’Esn Ferrara.

Sabato 16 maggio avremo inoltre Cis – Scuola per la Gestione d’Impresa con una plenaria dedicata al tema delle competenze europee. Volevamo un programma capace di mettere in dialogo scuola, formazione professionale, università, associazioni e reti europee».

Che cosa sperate resti alla città dopo il Festival?

«Spero resti l’idea che anche una città come Ferrara possa essere un luogo capace di ospitare reti europee, studenti, artisti, progettisti e organizzazioni provenienti da Paesi diversi. L’Europa non è qualcosa di lontano o un intermezzo della storia: riguarda il presente delle nostre comunità e il modo in cui immaginiamo il loro futuro

Per Info: www.europeanprojesctsfestival.eu

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