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11 Maggio 2026

Sanità pubblica, il diritto che si allontana: a Comacchio la distanza dalle cure cresce ogni giorno

di Redazione | 3 min

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C’è un’Italia che ogni giorno si sveglia con una certezza sempre più fragile: quella di potersi curare. È un’Italia fatta di persone normali, di pensionati, di famiglie, di lavoratori. Ed è un’Italia che, lentamente, sta vedendo allontanarsi uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia: la sanità pubblica. Non è solo una percezione.

È una realtà concreta, che si misura nei mesi di attesa per una visita, nei pronto soccorso affollati, nella scelta – sempre più frequente – di rinunciare a curarsi. O, per chi può permetterselo, di pagare. Dopo la pandemia, che avrebbe dovuto rappresentare uno spartiacque, la sanità pubblica è rimasta schiacciata tra carenze strutturali e scelte politiche che ne hanno indebolito il ruolo. Meno risorse, meno personale, più spazio al privato. Il risultato è un sistema che fatica a garantire equità.

E quando la sanità smette di essere equa, smette di essere pubblica davvero. Questo quadro nazionale trova una fotografia nitida anche a livello locale, nel territorio di Comacchio. Un’area vasta, complessa, con una popolazione mediamente anziana e con forti variazioni stagionali legate al turismo. Proprio qui, dove ci sarebbe bisogno di una presenza capillare e diffusa, si registra invece una progressiva riduzione dei servizi. Le frazioni di San Giuseppe e Vaccolino, ad esempio, sono prive di presidi ambulatoriali. La concentrazione dei medici nella Casa della Salute ha ridotto i punti di accesso sul territorio, creando difficoltà soprattutto per i cittadini più fragili, spesso anziani e con patologie croniche. Il risultato è semplice, quanto preoccupante: chi ha più bisogno, fa più fatica ad accedere alle cure.

E non è solo una questione logistica. È una questione di relazione, di fiducia, di continuità assistenziale. Quando il medico diventa distante, quando il sistema si fa impersonale, si rompe quel legame fondamentale che è alla base di qualsiasi percorso di cura. Le conseguenze sono evidenti: aumento delle ospedalizzazioni, sovraffollamento dei pronto soccorso, diagnosi tardive. Ma soprattutto, un numero crescente di cittadini che rinunciano a curarsi. C’è poi il tema delle strutture intermedie, come il CAU, pensate per alleggerire il carico sugli ospedali. Strumenti utili, ma oggi insufficienti a garantire una vera continuità terapeutica, anche a causa di limiti organizzativi e della mancanza di figure fondamentali, come quella pediatrica nei fine settimana. E così, per una famiglia, può significare dover percorrere decine di chilometri per un’urgenza che dovrebbe trovare risposta sul territorio. Dentro questa realtà ci sono storie. C’è il pensionato che non può permettersi una visita privata.

C’è la persona sola che ha bisogno di un riferimento stabile. C’è chi, dopo aver contribuito per una vita al sistema pubblico, oggi si sente lasciato indietro. È qui che la sanità smette di essere un servizio e torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: una questione di giustizia. Rimettere al centro la sanità pubblica significa tornare a investire nei territori, rafforzare la medicina di prossimità, garantire personale adeguato e accessibilità reale. Significa scegliere da che parte stare. Perché la salute non può essere un privilegio. Deve tornare ad essere un diritto, per tutti.

Francesco Stranieri, candidato consigliere a supporto del candidato sindaco Walter Cavalieri Foschini

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