Visto il polverone suscitato dal “caso Occhionorelli” (cito il cognome dell’interessato perché di pubblico dominio, aggiungendo che in anni passati ho potuto apprezzarne le qualità umane e professionali) , mi auguro che d’ora in poi vi sia la massima trasparenza nelle procedure concorsuali e anche nelle nomine discrezionali che non richiedono un concorso pubblico, onde evitare opacità che possono far pensare a metodi “baronali” o a logiche di “casta”. La moglie di Cesare, infatti – come dicevano i Romani – non solo deve essere onesta ma deve anche apparire com tale.
Mi riferisco in particolare alla figura del professore straordinario, che consente ai medici (soprattutto primari di provenienza ospedaliera) di fregiarsi dell’ ambito titolo di “prof”.
Il Consiglio Nazionale Universitario (CNU) sottolineò, con raccomandazione datata 8 novembre 2018, firmata dalla presidente (prof.ssa Carla Barbati), l’opportunità di intervenire per ottenere uniformità e trasparenza.
Spesso, infatti, c’era e c’è il sospetto che la scelta sia un premio ai più devoti e non ai più meritevoli.
Riprendo quindi le conclusioni della citata raccomandazione, finora rimasta lettera morta (o quasi: ma sarei liet di essere smentito) augurandomi che sia doverosamente e scrupolosamente applicata in tutto gli atenei, a partire dal nostro.
Nella raccomandazione citata si può leggere quanto segue:
“Il CNU chiede
– che sia avviato un processo di revisione della figura del professore straordinario a tempo
determinato così come definita nell’art. 1 c. 12 della legge 4 novembre 2005 n. 230, affinché la stessa sia differenziata nettamente da quelle dei professori di ruolo e le sue attribuzioni siano esplicitamente limitate alle sole attività di didattica e ricerca;
– che le procedure di selezione dei professori straordinari a tempo determinato garantiscano la coerenza dei profili dei candidati con il settore scientifico disciplinare loro attribuito e una seria e attenta valutazione dei curricula da parte di una commissione composta da professori di ruolo del settore concorsuale, ovvero del macrosettore concorsuale di pertinenza;
– che il numero dei professori straordinari a tempo determinato sia limitato in rapporto alla
consistenza numerica del corpo accademico di ciascun Ateneo”.
Gianni Toselli