Donna morta in stazione. Ieri l’autopsia, ora tossicologici e analisi Dna
È stata eseguita ieri (8 settembre), nel tardo pomeriggio, l'autopsia sul corpo della donna trovata morta venerdì 4 settembre nella zona della stazione ferroviaria di Ferrara
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Arriva una condanna a sei anni in abbreviato – tanti quanti ne aveva richiesti la Procura – per la 59enne Maria Letizia Govoni, avvocata specializzata in diritto amministrativo e civile, finita a processo con l’accusa di peculato per oltre 370mila euro.
La sentenza di primo grado del gup Marco Peraro del tribunale di Ferrara è arrivata nel pomeriggio di mercoledì 29 aprile. La professionista dovrà risarcire le parti civili, mentre il denaro finito al centro del procedimento è stato confiscato.
Secondo l’accusa, la professionista – difesa dall’avvocato Marco Linguerri – avrebbe approfittato del proprio ruolo di delegata alla vendita dal giudice dell’esecuzioni immobiliari del tribunale di Ferrara per distrarre oltre 370mila euro, facendoli arrivare nel proprio conto corrente e in quello del marito (risultato completamente estraneo a ogni accusa, ndr) e spendendoli per effettuare spese proprie come abbigliamento, accessori di lusso, beni tecnologici, gioielli, vacanze, auto e moto.
I fatti, stando all’impianto accusatorio, sarebbero avvenuti tra maggio 2019 e dicembre 2022 e riguarderebbero diciassette procedimenti.
In quel periodo, una volta prelevati i soldi provenienti dai piani di riparto delle procedure fallimentari del tribunale, l’avvocata li avrebbe dirottati nelle proprie casse, invece che trasferirli – come previsto dall’ordinanza del giudice – ai creditori e alle finanze dello Stato. Poi – sempre secondo l’accusa – ogni qualvolta alcuni creditori manifestavano lamentele per i ritardi, l’avvocata li avrebbe ‘accontentati’ tirando fuori soldi di tasca propria, chiedendo prestiti o ricavandoli da altre procedure.
Il ‘sistema’ era stato smantellato dagli uomini della Guardia di Finanza, dopo una segnalazione risalente al febbraio 2023 che parlava di anomalie in alcune procedure esecutive assegnate all’avvocata. Le Fiamme Gialle avevano quindi perquisito lo studio della professionista, acquisendo tutta la documentazione utile a ricostruire l’accusa per cui la donna è stata condannata.
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