Comacchio. È stato condannato a due anni di carcere e 2.700 euro di multa Giuseppe Esposito, 51enne napoletano che era finito a processo per aver minacciato una donna di Comacchio, e la figlioletta di quest’ultima, promettendole gravi ritorsioni con l’obiettivo di costringerla a saldare un debito che aveva contratto dopo essere stata risucchiata nella spirale del gioco d’azzardo. Inizialmente, l’uomo era accusato di estorsione, ma – accogliendo la linea difensiva dell’avvocato difensore Marco Faveri – il tribunale di Ferrara ha riqualificato l’accusa in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
La sentenza di primo grado pronunciata dal giudice monocratico Valentina Camurri, che ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, è arrivata durante la mattinata di mercoledì 29 aprile, dopo che – nella precedente udienza – la Procura di Ferrara aveva chiesto una condanna ben più pesante a cinque anni e mezzo di carcere.
I fatti, scoperchiati dall’inchiesta ‘Casinò‘ eseguita dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Ferrara, risalivano al periodo tra febbraio e maggio 2019. In quei mesi, stando all’accusa, il 51enne era subentrato come cessionario in un credito di circa 30mila euro che la vittima – nel frattempo deceduta – aveva contratto con un’altra persona, a cui aveva già rilasciato alcune cambiali, tra cui una da 7.220 euro. Con il passaggio del credito, tuttavia, l’importo del debito era levitato fino a 60mila euro complessivi.
Da quel momento, secondo gli inquirenti, erano iniziate le pressioni nei confronti della donna. A metà febbraio – stando all’imputazione – l’imputato le aveva detto: “Da oggi lei il debito ce l’ha con me. Io non metto la corda al collo a nessuno, però lei i soldi me li deve dare”. Le intimidazioni erano poi proseguite nelle settimane successive, arrivando – sempre secondo la Procura – a minacce di morte, con promesse di violenze e mutilazioni ai danni della donna e della figlia, che avevano portato a un primo pagamento parziale il 28 marzo 2019.
Esposito era imputato anche per spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, gli venivano contestati quattordici capi relativi alla cessione di cocaina, venduta al prezzo di 50 euro a dose, anche in maniera ripetuta a clienti abituali. In alcune circostanze, la Procura gli contestava l’aver agito in concorso con un 41enne di nazionalità albanese, la cui posizione è stata però stralciata dopo il rientro in Albania, accompagnato dall’impegno a non fare ritorno in Italia.
“Sono soddisfatto perché, riqualificando l’accusa, il tribunale ha accolto la mia difesa. Ora valutiamo come procedere, una volta lette le motivazioni” dice l’avvocato difensore Marco Faveri.
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