Gentile redazione,
scrivo per segnalare una situazione che sta trasformando il diritto alla salute in un incubo burocratico per centinaia di cittadini ferraresi: la revoca improvvisa, comunicata il 20 aprile, dell’incarico alla nostra dottoressa di medicina generale.
Sia chiaro, non entro nel merito delle decisioni amministrative o disciplinari dell’Ausl, ma denuncio con forza l’abbandono totale dei pazienti. Da un giorno all’altro, famiglie intere sono rimaste senza un punto di riferimento medico, senza che fosse nominato un sostituto d’ufficio.
Ci viene detto di “arrangiarci” tramite il Fascicolo Sanitario o mettendoci in fila al Cup. Ma la medicina di base non è un contratto della luce che si cambia con un click. Per i miei genitori, anziani e fragili, il medico di base è un confidente che conosce ogni loro patologia e sfumatura clinica. Dover spiegare da zero una vita di acciacchi a un estraneo, in una “scelta obbligata” dall’emergenza e non libera, è un trauma umano e clinico.
Personalmente, sono in terapia ematologica con esami urgenti da far validare e una visita in attesa; mio marito è influenzato e non ha chi possa certificarlo. Mi sono sentita rispondere di andare al Cup di mattina, ma io gestisco un’attività e non posso chiudere il mio lavoro per ore a causa di un disservizio creato dall’Azienda Sanitaria. Il Cau, preso d’assalto, non può essere la risposta ordinaria a queste necessità.
L’aspetto più doloroso è il totale disprezzo per la continuità assistenziale. Se un provvedimento era nell’aria da mesi, com’è possibile non aver previsto una transizione ordinata? Trattare i pazienti come numeri di matricola, ignorando il valore del rapporto di fiducia medico-paziente, è un atto di irresponsabilità che colpisce i più deboli: chi non ha lo Spid, chi non sa usare il pc, chi è solo.
La salute non è una pratica amministrativa da evadere, è un percorso umano che merita rispetto e organizzazione, non un silenzio imbarazzante da parte delle istituzioni.
Lettera firmata