Mirabello. Tiene banco a Terre del Reno il futuro del Centro di Raccolta di Mirabello, al centro di un acceso confronto politico dopo l’ordinanza firmata dal sindaco Roberto Lodi che ne garantisce temporaneamente la continuità operativa.
Da un lato la soddisfazione per il mantenimento del servizio, dall’altro forti dubbi sulla sua reale tenuta nel lungo periodo. È questa la posizione espressa da Francesco Margutti, capogruppo di “Futuro Comune”, che sottolinea come l’atto del primo cittadino rappresenti solo una soluzione provvisoria.
“Accogliamo con favore la notizia della continuità operativa del Centro di Raccolta (Cdr) di Mirabello, garantita dall’ordinanza n. 12 del 14 aprile 2026 firmata dal Sindaco Lodi”, si legge nel comunicato, che però subito dopo mette in guardia: “Tuttavia, tra i proclami e la realtà dei documenti ufficiali, emergono incongruenze preoccupanti che non possono essere ignorate”.
Nel mirino finiscono in particolare le dichiarazioni dell’amministrazione e dell’assessore Guizzardi, considerate in contrasto con gli atti ufficiali della società Clara. “Se da un lato l’Amministrazione rassicura la popolazione parlando di ‘miglioramento del servizio’ e di ‘illazioni da mettere a tacere’, dall’altro i documenti votati in assemblea dei soci raccontano una storia molto diversa”.
Il nodo centrale è il Piano Industriale della società, approvato anche con il voto dello stesso sindaco. Un documento che, secondo l’opposizione, non lascia spazio a interpretazioni: “Al fine di ottimizzare le risorse […] si provvederà ad alienare due Centri: quello di Mirabello […] e quello di Massa Fiscaglia”. E ancora: “Per il Centro di Mirabello […] se ne prevede la cessazione delle attività svolte”.
Da qui l’accusa di incoerenza politica: “Siamo di fronte a un paradosso: un Sindaco che davanti ai cittadini si mostra risoluto con un’ordinanza urgente, ma che nelle sedi decisionali della società partecipata ha assecondato, col proprio voto, un piano che prevede la dismissione dell’area”.
Secondo Margutti, l’ordinanza rappresenta solo un rinvio del problema: “È un ‘prendere tempo’ che sposta la minaccia della chiusura più avanti nel calendario, ma non la cancella dal destino del paese”.
La richiesta è chiara e punta a una modifica strutturale delle scelte strategiche: “Non vogliamo una proroga, vogliamo la certezza. Una proroga non basta”. E ancora: “Chiediamo che il Piano Industriale venga ufficialmente emendato, stralciando la chiusura di Mirabello e prevedendo gli investimenti necessari per l’adeguamento degli impianti”.
Il confronto politico resta dunque aperto, con un appello finale alla coerenza amministrativa: “La politica delle rassicurazioni a mezzo stampa deve lasciare il posto alla coerenza amministrativa”. Una vicenda che continua a tenere alta l’attenzione dei cittadini di Mirabello, in attesa di capire quale sarà il destino definitivo del loro Centro di Raccolta.
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