Lettere al Direttore
18 Aprile 2026

Concerti, servono più dialogo e trasparenza

di Redazione | 2 min

Sulla sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 00184/2026 relativa al Ferrara Summer Festival, è necessario riportare il dibattito su un piano di verità e responsabilità.

Il Tribunale ha accertato l’illegittimità del silenzio amministrativo del Comune e ha ordinato la consegna degli atti richiesti. Si tratta di una pronuncia sul metodo, non di una bocciatura nel merito delle scelte politiche o degli eventi.

Proprio per questo, desta perplessità il clima di esultanza che si è creato attorno a questa vicenda.

Come cittadina, prima ancora che come ex consigliera comunale, non posso non sottolineare un fatto: questa situazione ha generato un costo per la collettività che poteva essere evitato. Da un lato alcuni cittadini hanno sostenuto spese legali, dall’altro il Comune ha affidato un incarico esterno per circa 5.000 euro. Risorse pubbliche che avrebbero potuto essere utilizzate diversamente.

Ma c’è un elemento che merita ulteriore chiarezza.

Tra gli atti richiesti nel ricorso figurano anche documenti che risultavano già disponibili attraverso i canali istituzionali e consultabili dai consiglieri comunali: la richiesta di autorizzazione alla concessione in uso di beni culturali (PG 0112121 del 13/06/2025), la risposta della Soprintendenza, l’ordinanza del Comune di Ferrara del 9/06/2025, i permessi rilasciati, la relazione dell’associazione Butterfly (PG 0076685 del 29/04/2025), il verbale della Prefettura (PG 0040595 del 20/06/2025), nonché ulteriori riscontri dei settori tecnici comunali (PG 0113092) sulla previsione dell’impatto acustico, l’autorizzazione ex artt. 68 T.U.L.P.S. (PG 0114203), il verbale della Commissione Provinciale di Pubblica Sicurezza (n. 0041483 del 24/06/2025) e vari report tecnici.

Questo significa che esistevano strumenti per acquisire quella documentazione, nonché diversi atti autorizzativi già disponibili, prima di arrivare a un contenzioso. I dati relativi al 2026, inoltre, potevano essere richiesti gratuitamente tramite i consiglieri comunali.

Il punto, quindi, non è mettere in discussione il diritto di accesso agli atti – che è sacrosanto – ma chiedersi se questa vicenda non potesse essere gestita diversamente: raccogliendo il materiale disponibile, valutandolo nel merito e, solo successivamente, eventualmente intraprendendo un’azione legale fondata su elementi già verificati.

Su eventi di questa portata è evidente che serva più dialogo, più trasparenza e un coinvolgimento reale dei cittadini. Ma è altrettanto evidente che alimentare uno scontro legale quando esistono strumenti istituzionali già attivi non rappresenta una soluzione efficace.

La questione che resta aperta è come evitare che situazioni simili producano costi, tensioni e contrapposizioni che potevano essere gestite in modo più responsabile.

Anna Ferraresi

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