La sentenza del Tar che impone al Comune di Ferrara di consegnare la documentazione richiesta dai residenti di piazza Ariostea riaccende il dibattito in città. Ma soprattutto dà voce, sui social, ai protagonisti della battaglia: i cittadini che da mesi chiedono chiarezza sui limiti acustici e sulle autorizzazioni del Ferrara Summer Festival.
Una vittoria che, nelle parole dei firmatari del ricorso (e residenti del quartiere), va ben oltre l’aspetto giuridico.
Mariasilvia Accardo affida a un lungo post la riflessione più articolata: “Il Tar ci ha dato ragione: il Comune dovrà consegnarci gli atti che aveva negato con il silenzio-rigetto. È un passaggio importante, perché viene riconosciuto un principio semplice ma fondamentale: abbiamo diritto di capire, verificare e difendere la nostra salute e la nostra qualità della vita”.
Accardo sottolinea come la mobilitazione sia nata spontaneamente, “nell’estate dell’anno scorso, di fronte a disagi concreti vissuti ogni giorno”, per poi trasformarsi in qualcosa di più strutturato: “Un gruppo sempre più coeso, una rete di persone che hanno iniziato a confrontarsi, ad ascoltarsi e a riconoscersi in bisogni comuni”.
Il punto centrale, insiste, è quello della partecipazione: “Salute, riposo, qualità della vita, tutela degli spazi pubblici non sono rivendicazioni individuali, ma questioni collettive”. Da qui la richiesta, rimasta finora “inascoltata”, di essere coinvolti nelle scelte che riguardano piazza Ariostea. “Non siamo contro gli eventi – precisa – ma crediamo che debbano essere costruiti insieme, trovando un equilibrio tra chi vive questi luoghi e chi li frequenta temporaneamente”.
Per Accardo, la sentenza rappresenta “un punto di arrivo ma anche un nuovo punto di partenza”, la prova che “partecipare, unirsi e rivendicare i propri diritti ha senso”.
Più diretto e polemico il tono di Claudia Zamorani, che parla apertamente di “muro di gomma finalmente rotto”. Nel suo intervento richiama alcuni passaggi della sentenza del Tar, che ha dichiarato illegittimo il silenzio del Comune e ordinato la consegna degli atti entro 30 giorni.
“Ci domandiamo perché sia stato necessario arrivare fino in Tribunale per ottenere documento che avrebbero dovuto essere accessibili fin da subito”, scrive. E punta il dito anche contro la scelta dell’amministrazione di difendersi in giudizio con un avvocato esterno: “Quasi 5 mila euro di soldi pubblici, che avrebbero potuto essere utilizzati diversamente”.
Zamorani solleva anche interrogativi politici: “Perché tanto sfondo per non tirare fuori le carte? Perché non mostrar subito le autorizzazioni, considerato che da mesi sono in vendita i biglietti dei concerti?”. E aggiunge: “Paghiamo noi cittadini e cittadine, non certo il sindaco”.
Non manca una critica più ampia all’azione amministrativa, giudicata “sorda” e poco incline al dialogo: “Come se sviluppo economico e sviluppo civile non potessero allinearsi per generare valore pubblico”.
Infine, uno sguardo al futuro: “Questa battaglia di civiltà non finirà qui”, avverte Zamorani, lasciando intendere che il confronto tra residenti e amministrazione è tutt’altro che chiuso.
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