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15 Aprile 2026
Poreč è stata una lezione di carattere: nella categoria Women Elite, le atlete hanno affrontato sei avversarie distribuite su due giorni di gara, in un format che non lascia spazio alla gestione delle energie

Football, Adria Bowl 2025: le Fenici bruciano, imparano, crescono

di Redazione | 4 min

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Poreč le ha accolte come si accolgono le squadre che hanno qualcosa da dimostrare. L’Adria Bowl è uno di quegli appuntamenti che nel calendario europeo del flag football femminile occupa un posto speciale. “Non per caso: quasi sessanta squadre iscritte da tutto il continente – lo ha detto l’head coach Andy Golfieri – fanno di questa manifestazione uno dei benchmark organizzativi più alti del circuito internazionale”.

Inserite nella categoria Women Elite, le Fenici hanno affrontato sei avversarie distribuite su due giorni di gara, in un format che non lascia spazio alla gestione delle energie: si gioca, si riposa il minimo, si torna in campo. Sabato è stata una giornata di scoperta, con quattro partite che hanno raccontato una storia in quattro capitoli molto diversi tra loro.

Il primo avversario era le Butterfly Alicante: risultato finale 6-25. Ma il numero ingannerebbe chi non sa come si legge una partita di flag football. Le spagnole non erano lì per caso — alla fine del torneo avrebbero chiuso al secondo posto assoluto. Giocare contro di loro all’esordio, a freddo, senza aver ancora trovato il ritmo di squadra, è stato duro. Ma utile. Come suona al quarterback che prende la prima blitz — pressione difensiva coordinata — della giornata: fa male, ma insegna.

Il secondo incontro contro le Amstetten Thunder ha mostrato un’altra Fenici. Completamente un’altra. Le ferraresi hanno preso il controllo della partita, sono rimaste in vantaggio per quasi tutta la durata, fino al two-minute warning, il segnale che mancano due minuti alla fine. Poi è arrivato il momento decisivo: un quarto tentativo — il 4th down, l’ultima possibilità di avanzare prima di cedere palla — lungo, difficile, il tipo di situazione in cui l’esperienza fa la differenza. Le Thunder lo hanno convertito. Passaggio di vantaggio. Le Fenici hanno risposto con carattere, ma il tempo non era abbastanza. Punteggio finale: 20-25. Una sconfitta che brucia, sì — ma anche la fotografia di una squadra che sa stare in partita.

Il pomeriggio ha regalato la prima vittoria, contro le Munich Spatzen: 31-27. Partita fisica, come spesso accade contro le tedesche, che non rinunciano mai al contatto nei limiti del regolamento. Le Fenici non si sono risparmiate, nonostante le gambe cominciassero a sentire il peso della giornata. L’amalgama costruita nella mattinata ha dato i suoi frutti, conquistando la prima meritata vittoria.

In chiusura di giornata, le De Salle Saints: 7-42. Le austriache avevano appena giocato la finale del Bowl di Madrid. Il livello lo si è visto subito, nonostante un primo drive — serie di giocate offensive — delle Fenici quasi perfetto, che aveva portato in vantaggio le ferraresi. Le Saints hanno preso in mano la partita con un gioco semplice ma di chirurgica efficacia, e non hanno più mollato. Contro certe squadre si impara guardandole giocare, oltre che affrontandole.

Quattro partite in una giornata lasciano il segno. Domenica mattina, contro le Pribram Bobcats, le ragazze faticano a muovere palla, la difesa subisce più del solito, e gli errori si accumulano: 0-37. Non è una scusa, è una realtà fisiologica che ogni staff conosce. La gestione del carico in un torneo multi-partita è una competenza che si costruisce nel tempo, e le quattro partite del sabato si sono fatte sentire.

Successivamente c’è stata l’ultima partita, quella che nessuna ha dimenticato appena finita, Le Fenici contro il Blue Team, La Nazionale Italiana.

Non era una partita qualsiasi. Non lo è mai, quando dall’altra parte c’è la maglia azzurra – e quando sai che lo staff tecnico della Nazionale ti sta guardando giocare. Quella consapevolezza ha acceso qualcosa nelle ragazze di Ferrara. Hanno giocato la loro partita migliore del torneo. L’attacco ha funzionato con fluidità. La difesa – e qui vale fermarsi un momento – ha fermato ripetutamente l’attacco più forte del torneo: l’intercetto di Celli e quello di Berra resteranno nei libri del club come momenti di orgoglio puro. Le Fenici sono rimaste in vantaggio per quasi tutta la partita. La sconfitta è arrivata negli ultimi secondi: 13-18. Una sconfitta che vale più di molte vittorie.

In campo a Poreč c’era anche la collaborazione preziosa con le Cardinals Palermo, le Madcats Milano e le Honey Badgers Formigine: un network che testimonia come il flag football femminile italiano stia costruendo qualcosa di più grande delle singole squadre.

Andy Golfieri ha portato le Fenici a uno dei tornei meglio organizzati d’Europa. Le ha fatte giocare contro squadre di livello superiore. Le ha lasciate sbagliare, reagire, vincere, perdere, e poi risalire in campo.

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