di Diego Marani*
La reazione piccata dell’assessore Gulinelli al mio intervento su Bassani e sui concerti in città rivela quanto nervosismo serpeggi in seno alla giunta dinanzi alla sollevazione popolare che sta suscitando lo scempio del centro storico. È comunque un buon segno: l’assessore esce dalla tana, viene allo scoperto, sente che deve dirci qualcosa.
Peccato però che parli di tutto fuorché dei punti da me sollevati molto concretamente, nel mio intervento e che, peggio ancora, mi attribuisca affermazioni che non ho fatto. Ma andiamo con ordine. Per giustificare l’uso del centro storico per grandi eventi di intrattenimento, Gulinelli fa l’esempio dell’arena di Verona, di Piazza San Giovanni e del Circo Massimo a Roma. C’è bisogno di spiegare la differenza? L’arena di Verona è stata costruita in blocchi di pietra per spettacoli di migliaia di persone con carri, belve e gladiatori. Possiamo paragonarla con la nostra piazza Trento-Trieste, costeggiata dalle fragili colonnine del Duomo? Il Circo Massimo poi era appunto un circo per gare equestri, quanto a Piazza San Giovanni è grande 15 ettari… Ha presente signor geometra?
Gulinelli poi mi accusa agire contro Ferrara chiedendo all’Unesco di privarla del suo titolo di patrimonio dell’umanità. L’iniziativa capeggiata dall’Associazione Umanità ha invece lo scopo opposto e cioè di sollecitare l’Unesco a maggiore vigilanza affinché Ferrara sia protetta da un uso inopportuno del suo centro storico.
A riprova di quanto mi è cara la mia città d’origine, nel mio operato all’Istituto italiano di cultura di Parigi ho dato grande spazio a Ferrara, con un evento sulla salama da sugo, una serata di ballo liscio e un convegno su Giorgio Bassani, presentando la cultura ferrarese in ogni suo aspetto. E ho fatto tutto questo in luoghi adatti e in modi consoni, senza deturpare, molestare o infastidire nessuno. Gulinelli, forse a corto di argomenti per contestare le mie critiche, con molta poca eleganza scade poi nell’insulto personale insinuando che io avrei goduto di protezione da parte di una certa “politica amica”.
Vorrei capire che cosa intende, perché io non ho mai cercato protezioni, non ne ho mai avuto bisogno. In tutta la mia lunga carriera mi sono sempre bastate le mie capacità. Gulinelli va avanti accusandomi di non avere costruito niente, di fare il filosofo da fuori, di non essermi mai assunto responsabilità, di essere capace solo di commentare. Non devo certo rendere conto a Marco Gulinelli di quel che ho fatto nella mia vita professionale: il raffronto con quel che ha fatto lui sarebbe impietoso.
Gulinelli devo però anche ringraziarlo, per la lusinghiera qualifica di intellettuale che mi rivolge. Troppa grazia assessore! Non credo di essere un intellettuale. Ho solo una modesta maturità classica e una normale laurea. Cose di cui tutti sono capaci. Del resto chi mai nel mondo civile potrebbe occupare posti di responsabilità senza avere almeno una laurea? Alla fine, la cosa più disarmante di tutta questa vicenda è il fatto che a Ferrara non sia possibile esprimere una critica e sollecitare un leale dibattito pubblico su qualsiasi questione. Nessuno è capace di una libera opinione, tutti si muovono per tifoserie: pro o contro, poco importa il merito e le ragioni.
E il povero Gulinelli non si smarca dal suo branco. Non è sceso in campo per addurre le sue ragioni alle mie critiche ma per sferrare contro di me un attacco personale assolutamente gratuito e di pessimo gusto.
Mentre scrivo c’è però una buona notizia che arriva dall’Ungheria. Orban è stato sconfitto, i giovani ungheresi democratici e europeisti hanno infine spazzato via il becero sovranismo che strizza l’occhio alle peggiori dittature ed è nemico di ogni cultura. Chissà che questa ventata di libertà non abbia un effetto anche da noi.
È ora che la gente capisca quali sono i suoi veri nemici e che si renda conto che la nostra sovranità si difende innanzitutto con il coraggio e l’orgoglio di essere quello che siamo, noi europei tutti insieme, perché solo tutti insieme siamo forti e siamo soprattutto i depositari di quella cultura che ha costruito l’Occidente e i suoi valori, la filosofia, il Cristianesimo, la democrazia, lo stato di diritto, l’assistenza sociale.
Quella stessa cultura, quell’umanesimo, che trasuda dalle nostre vecchie pietre, dai nostri palazzi, dai nostri quadri, dalle pagine dei nostri scrittori, dalle nostre chiese, che andrebbero frequentati, conosciuti, amati e non sepolti sotto le indicibili brutture di un divertimentificio senza speranza. Buon lavoro assessore!
*Scrittore ferrarese ed ex interprete presso il Consiglio dell’Unione europea
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