L’Unesco starebbe valutando l’apertura di una commissione d’inchiesta con l’invio di una delegazione a Ferrara già nelle prossime settimane. A dare questa notizia è Diego Marani, scrittore e intellettuale ferrarese che aveva preso posizione sul “catafalco” eretto in piazza Trento Trieste per gli eventi targati Mediaset definendolo “nemico di qualsiasi tipo di cultura”.

Diego Marani
L’ex interprete al parlamento europeo, nel suo intervento, parte dal concerto di Vasco Rossi che si terrà e da quello di Bruce Springsteen che si è tenuto tre anni orsono, entrambi “benvenuti a Ferrara”. Marani si chiede però come “la Fondazione Bassani possa ancora una volta tacere in occasione dell’ennesimo assalto che si va consumando al parco intitolato al nostro grande scrittore e non levare una sola parola di protesta, se non addirittura ritirare l’intitolazione al Parco”.
Allo scrittore viene da pensare che “pur di non infastidire il Comune, si sia disposti ad accettare ogni scempio del Parco, quando invece addirittura lo stesso museo Bassani avrebbe bisogno di una più degna sede, più accessibile e spaziosa, che permetta di ospitare eventi e di esporre tutta la sua collezione”.
“Il museo – aggiunge – è un altro esempio di risorsa culturale che, se potenziata, potrebbe attirare a Ferrara molti più visitatori rispetto ad oggi, senza dimenticare la promozione della lettura che ne deriverebbe e la conseguente spinta all’editoria ma anche ad ogni altra produzione culturale ispirata all’opera dell’autore ferrarese, fra mostre, cinema e teatro. Di questo turismo ha bisogno Ferrara, quello che suscita un interesse duraturo e che segue convegni e festival letterari, che sa apprezzare Ferrara per la sua anima autentica, non del turismo di saccheggio che passa sulla città come uno sciame di cavallette senza lasciarle nulla e senza nemmeno conoscerla”.
La domanda che a Marani sorge spontanea è questa: “ma cosa aspetta la Fondazione a lasciare Ferrara e a spostare la propria sede a Roma, che sicuramente sarebbe interessata ad accogliere l’eredità bassaniana e disposta a darle una degna sede?”
“Di nuovo – risponde – davanti a tanta remissività viene da pensare male, che per quieto vivere ci si sia rassegnati a lasciar spegnere un’istituzione preziosa, che celebra la cultura più profonda della città, la sua letteratura”. Si chiede dunque se possa essere utile un’iniziativa popolare “per contare quanti sono i ferraresi che considerano la Fondazione Bassani una istituzione irrinunciabile per la città e che quindi ne auspicano il potenziamento, assieme alla tutela del Parco e alla sua valorizzazione come luogo bassaniano e non come spianata da raduni di massa”.
Nel frattempo si dice “rinfrancato” nel “vedere quante associazioni ferraresi che hanno a cuore la tutela del patrimonio culturale della città e la cultura in generale si stanno organizzando in un vero e proprio movimento, coordinato dall’Associazione Umanità, deciso a contestare fino in tribunale ogni abuso degli spazi pubblici ferraresi, ogni limitazione di accesso e ogni deturpazione dei luoghi, come anche il disturbo proveniente da inquinamento luminoso e sonoro”.
Ricorda che la richiesta di intervento dell’Unesco per quello che definisce “deturpamento e abuso” del centro storico con l’utilizzo di piazza Trento Trieste per i concerti sta andando avanti. “Soprattutto – spiega – in vista del prossimo ‘Summer festival’, quando sicuramente si rinnoverà l’assalto alla città. Anche il direttore del Centro del patrimonio Unesco di Parigi Lazare Eloundou-Assomo è stato informato della questione, assieme alla direttrice dell’ufficio Unesco di Venezia Magda Landry, responsabile regionale”. E qua Marani da la notizia che “a Parigi si sta valutando la costituzione di una commissione d’inchiesta e l’invio di una delegazione a Ferrara nelle prossime settimane”.
“Chissà – domanda dunque – se qualcuno avrà il coraggio di ricordare a Fabbri che vincere le elezioni non significa guadagnarsi il potere di comandare ma l’onore di amministrare?”
Amministrare, spiega Marani, “significa mediare, ascoltare, trovare un compromesso”. E significa farlo “senza rinunciare al proprio progetto politico, certo che no, ma in un’ottica di dialogo con la città, perché un sindaco non è sindaco solo della sua parte ma di tutta la cittadinanza”.
“Solo così – conclude – ogni amministrazione può portare qualcosa che resta alla città e da una giunta all’altra questo capitale di attività può diventare progresso, miglioramento della vita di tutti. Che i ferraresi guardino quanto in basso è caduta Ferrara per qualità della vita e si decidano infine a prendere in mano il destino della loro città. Partendo proprio da qui: dalla cultura, che è sempre stata la nostra anima”.
La risposta dell’assessore Gulinelli
A rispondere a Marani è l’assessore alla cultura Marco Gulinelli che parla di “post apocalittici” nei quali “cita Vasco Rossi o Bruce Springsteen come simboli di degrado culturale”. “Il parco di Giorgio Bassani non si ‘rovina’ – scrive l’assessore – con qualche evento (sempre realizzato anche da altre amministrazioni): si rovina quando diventa un santuario immobile, buono solo per fare retorica”.
Passando invece al discorso sulla commissione dell’Unesco, ne parla come di “uno spauracchio, e ribadisce: “Ferrara è patrimonio mondiale da anni e lo resta, e lo resterà anche se è una città viva, non una cartolina sotto vetro come lei e qualcun altro vorrebbe”.
“Prima di parlare di ‘nulla fatto’ – aggiunge Gulinelli -, bisognerebbe sapere di cosa si parla. Negli anni scorsi (amministrazioni precedenti) non c’era nemmeno una base di lavoro. Oggi invece c’è un percorso concreto: lavoro continuo con il Ministero, risorse portate sul territorio (quasi 1.500.000 euro nel 2026), Ferrara e il Delta finalmente messi insieme, una cabina di regia per un piano di gestione serio e operativo. Non solo: un ufficio dedicato alla comunità Unesco già attivo e la prossima riapertura della Porta degli Angeli per creare uno spazio stabile dedicato al valore di Ferrara dentro l’Unesco”.
Per l’assessore i fatti sono quelli che elenca e attacca richiamando una “verità più semplice: è facile indignarsi e parlare di ‘declino’ quando non si è mai fatto nulla di concreto per la città. Molto più difficile è amministrare, portare eventi, tenere insieme cultura, turismo ed economia reale”.
Cita l’Arena di Verona e il Circo Massimo a Roma ma anche piazza della Signoria a Firenze chiedendo di smetterla “con questa narrazione per cui eventi e concerti sarebbero incompatibili con le città d’arte: succedono ovunque”.
Poi si rivolge direttamente a Marani: “Qui non è in discussione la cultura, ma una sua idea confusa di cultura chiusa, autoreferenziale, di nicchia, che non dialoga con la città reale.
Una cultura che pretende di essere superiore ma che, nei fatti, esclude invece di coinvolgere. La bellezza di una città come Ferrara non è proprietà di pochi né tantomeno sua: è qualcosa di diffuso, condiviso, che vive anche attraverso eventi, partecipazione, contaminazione tra linguaggi diversi. Ma scusi, quando era direttore dell’Istituto di Cultura a Parigi, non ha forse organizzato un’iniziativa promozionale sulla ‘Salama da sugo’? Non ha forse dedicato una giornata alla musica popolare romagnola (liscio)? Nessuno, mi pare, si sia scandalizzato o abbia chiesto le sue dimissioni. Solo per dirle che non esiste solo la cultura ‘per iniziati'”.
“Lei sarà anche un intellettuale – prosegue -, ma in questi suoi interventi critici e sconclusionati non si capisce cosa proponga concretamente: una città immobile? Selettiva? Riservata a pochi? Perché criticare è facile. Costruire un’idea di cultura aperta, viva e accessibile a tutti e che ci invidiano ovunque è un’altra cosa. Quindi la domanda è semplice: lei si attiva solo contro Ferrara o anche contro tutte le altre città patrimonio mondiale? In tutti questi anni, lei dov’era? A costruire qualcosa? Protetto dalla politica amica di Dario Franceschini, a Bruxelles o a Parigi, o solo a commentare?”
Perché è facile fare il filosofo da fuori – conclude Gulinelli -. Più difficile è assumersi responsabilità vere. Se ha idee così chiare, si candidi. E passi dalle parole ai fatti. Ferrara non ha bisogno di nostalgici scandalizzati. Ha bisogno di gente che costruisce”.