Codigoro
11 Aprile 2026
Dopo le condanne per sfruttamento, il segretario generale della Fidil chiede più controlli su appalti e subappalti

Caporalato durante l’aviaria. Grazzi (Cgil): “Ora luce su tutta la filiera”

di Redazione | 2 min

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Una sentenza che conferma l’esistenza del caporalato e dello sfruttamento, ma che lascia ancora zone d’ombra sulla catena delle responsabilità“. È questo, in sintesi, il commento di Riccardo Grazzi, segretario generale Nidil Cgil Ferrara, presente in aula insieme a Dario Alba, segretario della Flai Cgil ferrarese, al momento della lettura del dispositivo del processo “Bidente”.

Il collegio del tribunale di Ferrara ha infatti emesso tre condanne in primo grado a quattro anni di reclusione e 50 mila euro di multa ciascuno per intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera. A essere condannati sono stati i responsabili di tre cooperative ritenute “spurie”, coinvolte nelle operazioni di bonifica del sito Eurovo di Codigoro durante l’emergenza aviaria del 2017.

Assolti invece, con varie formule, i vertici della Cooperativa Agricola del Bidente, per i quali non sono state riconosciute responsabilità.

È proprio su questo punto che si concentra la riflessione di Grazzi: “Quel che possiamo dire sul dispositivo emesso nel processo Bidente è che ci saremmo aspettati che facesse luce sulla catena di comando, giudicando su tutta la filiera delle responsabilità, individuando sia i caporali dei subappalti che i committenti“.

Secondo il rappresentante sindacale, la sentenza ha comunque un valore importante perché certifica un fenomeno spesso denunciato ma non sempre riconosciuto in sede giudiziaria: “Il dispositivo e la sentenza dimostrano che il caporalato esiste, così come esiste lo sfruttamento“.

Tuttavia, per Cgil, il nodo centrale resta quello delle responsabilità organizzative e strutturali: “Le responsabilità dello sfruttamento investono anche chi ha organizzato materialmente tutte le imprese che hanno operato nel sito Eurovo“.

Un passaggio che richiama il tema, più ampio, della gestione degli appalti e dei subappalti, già al centro dell’impianto accusatorio della Procura, che aveva ipotizzato una filiera irregolare culminata nello sfruttamento di centinaia di lavoratori stranieri impiegati in condizioni critiche.

Infine, lo sguardo si sposta sul futuro e sulla necessità di interventi concreti: “Rimane sempre più urgente lavorare sulla prevenzione che consenta di impedire la reiterazione di questi reati“.

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