Politica
11 Aprile 2026
Sicurezza, diritti e accuse di razzismo al centro del dibattito dopo gli interventi critici verso incontri e proposte sul tema in provincia e nel capoluogo matildeo

Scontro sulla “remigrazione”: Rifondazione e M5S contro l’iniziativa a Bondeno

di Redazione | 3 min

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Il dibattito politico sulla cosiddetta “remigrazione” diventa infuocato in provincia di Ferrara, dove due distinti interventi – il primo di Rifondazione Comunista e il secondo della capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale a Ferrara, Marzia Marchi – denunciano i rischi di una deriva discriminatoria e chiedono un approccio fondato su diritti, inclusione e politiche sociali. Interventi che arrivano dopo l’annuncio dell’iniziativa in programma sabato 11 aprile alle 16 a Bondeno da parte di gruppi di estrema destra, uniti nella presentazione della proposta di legge denominata “Remigrazione e Riconquista”

Rifondazione Comunista parte da una critica netta alle recenti iniziative del Comitato Remigrazione e Riconquista, definendole “un salto indietro gravissimo sul piano dei diritti, della convivenza civile e della stessa democrazia”. Secondo il partito, la provincia estense starebbe diventando “un vero e proprio laboratorio politico in cui si sperimentano proposte estreme e pericolose”, lontane dai bisogni concreti dei cittadini e orientate ad “alimentare paura e divisione sociale”.

Nel documento si contesta in particolare il concetto stesso di “remigrazione”, che significherebbe “introdurre un principio inaccettabile: quello per cui i diritti non sono universali, ma condizionati dall’origine o da criteri arbitrari di ‘integrazione'”. Una visione ritenuta “incostituzionale e discriminatoria” e, allo stesso tempo, “profondamente sbagliata anche sul piano sociale ed economico”, soprattutto in un territorio dove “interi settori – dall’assistenza alla persona all’agricoltura – si reggono anche sul lavoro delle persone migranti”.

Rifondazione sottolinea inoltre che “un approccio esclusivamente repressivo non è la soluzione” al tema della sicurezza, ribadendo che “la sicurezza si costruisce con: lavoro stabile e dignitoso, politiche abitative efficaci, servizi sociali e sanitari accessibili, presenza nei territori e inclusione”. Da qui la presa di posizione: “la sicurezza non si costruisce con l’esclusione, ma con diritti, lavoro dignitoso e uguaglianza”, accompagnata dall’invito a tutte le forze democratiche a reagire perché “Ferrara è e deve restare una città aperta, solidale e antifascista”.

Toni altrettanto duri arrivano da Ferrara, dove Marzia Marchi parla apertamente di “orribile neologismo” riferendosi alla remigrazione e sostiene che “questa stessa parola sembra non poter avere il medesimo significato per gli emigrati provenienti da Africa e Asia”, fino ad affermare che il termine “come sinonimo ha soltanto la parola razzismo”.

Nel suo intervento, Marchi critica l’organizzazione di un incontro sul tema nel territorio, definendo la proposta “indecente” e accusando i promotori di voler importare “il concetto di espulsione dei cittadini e della cittadine che provengono originariamente da altri Paesi non europei”. La proposta, aggiunge, “puzza di razzismo non solo nel nome ma nei suoi deliranti dieci punti”, che comprenderebbero “l’espulsione forzata o volontaria” e misure economiche per incentivare il rientro nei Paesi d’origine.

La consigliera richiama inoltre il contesto politico locale, affermando che “Bondeno è stata la culla politica del primo sindaco di destra della città di Ferrara, un segnale da non sottovalutare”, e inserendo quindi il tema in una più ampia riflessione sulle dinamiche territoriali e sulle responsabilità istituzionali.

Secondo Marchi, si tratta di “una visione fuori dalla realtà che serve solo a incentivare il sospetto e l’odio”, ricordando che simili narrazioni “le abbiamo già vissute e pagate tragicamente con l’avvio della Seconda Guerra Mondiale e il relativo Olocausto”. Richiamando l’articolo 3 della Costituzione, cita il principio secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”, sostenendo che la proposta “non avrà semplicemente vita”.

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