Argenta. C’è una data fissata, quella del 25 maggio, quando – davanti al gup Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara – comparirà Matteo Nocera, l’infermiere di 44 anni accusato per l’omicidio pluriaggravato dell’83enne Antonio Rivola, morto – a settembre 2024 – durante il ricovero nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani Vandini di Argenta. Per lui infatti, durante le scorse ore, la pm Barbara Cavallo della Procura di Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio.
La principale accusa di cui deve rispondere è quella di aver somministrato all’anziano paziente, senza alcuna finalità terapeutica (perché finalità terapeutiche non le ha), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante impiegato generalmente per facilitare l’intubazione durante interventi in anestesia generale e richiede il supporto della respirazione artificiale. In mancanza di questa assistenza, infatti, il farmaco può risultare letale, poiché impedisce al paziente di respirare autonomamente.
Il 44enne è inoltre accusato di maltrattamenti pluriaggravati nei confronti di altri otto pazienti – indicati come persone offese insieme all’Ausl e al Ministero della Salute – ricoverati all’ospedale di Argenta tra settembre e ottobre di due anni fa. Secondo la Procura di Ferrara, infatti, l’uomo avrebbe somministrato in modo abituale agli anziani degenti benzodiazepine e altri sedativi, tra cui Midazolam, Haldol e Naloxone – quest’ultimo, peraltro, scaduto – senza alcuna prescrizione medica formale da parte dei medici di turno.
Per ciò deve anche rispondere di esercizio abusivo della professione medica, per cui è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, oltre che di falso in atto pubblico. Secondo l’accusa, avrebbe attestato in modo consapevole circostanze non veritiere nelle cartelle cliniche, con l’obiettivo di coprire i presunti maltrattamenti. Emblematico il caso di un paziente al quale l’infermiere avrebbe somministrato arbitrariamente un sedativo: somministrazione che non sarebbe stata annotata in cartella clinica, dove veniva fatto riferimento a un generico stato di assopimento dell’anziano, senza indicarne la reale causa. Solo in un secondo momento sarebbe stata riportata la prescrizione del farmaco, quando questo era già stato somministrato.
In un’altra circostanza, risalente al 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe provocato lesioni gravi a un paziente utilizzando un bisturi per effettuare un’incisione nelle parti intime senza anestesia, causandogli dolore e conseguenze rilevanti. Sempre stando all’accusa infatti, dopo quell’episodio l’anziano, che sarebbe stato anche oggetto di umiliazioni verbali, fu costretto a sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico, da cui si riprese soltanto dopo quaranta giorni di convalescenza.
All’infermiere 44enne vengono inoltre contestati i reati di truffa aggravata e di esercizio abusivo della professione infermieristica, in relazione a un titolo di studio “fantasma” che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato conseguito indebitamente in Romania al fine di poter lavorare per l’Ausl senza averne i requisiti. Gli viene contestato inoltre il reato di interruzione di pubblico servizio. Tale accusa è condivisa con una dottoressa del reparto, la quale risulta a sua volta indagata – sempre in concorso con l’infermiere – per il reato di falso in atto pubblico.
La donna, difesa dall’avvocata Maria Luigia Mezzogori, avrebbe fatto da “scudo” a Nocera. Secondo l’ipotesi della Procura, avrebbe compilato cartelle cliniche di alcuni pazienti in modo non veritiero, omettendo in alcuni casi di annotare circostanze rilevanti. Sempre secondo l’accusa, avrebbe inoltre chiesto all’infermiere indagato – durante il servizio – di allontanarsi dall’ospedale per recarsi presso l’abitazione della propria anziana madre e prestarle assistenza medica domiciliare. La posizione della donna è stata stralciata e sarà valutata in un fascicolo parallelo.
“Siamo molto sereni e certi che la verità di questa vicenda non tarderà a venire a galla” è il commento dell’avvocato Lorenzo Valgimigli, legale difensore di Nocera, che attualmente è agli arresti domiciliari, dopo un periodo nel carcere di Ravenna. La decisione è stata impugnata dalla pm Barbara Cavallo: il Riesame ha accolto il ricorso, ma l’esecuzione è sospesa in attesa della Cassazione.
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