Ci sono le torri, alte e grigie, le finestre e i balconcini con i dettagli color arancione. I tratti sono incerti ma riconoscibili. Accanto, un sole che non sorride. E poi parole, scritte in stampatello: “Siamo delle buone persone”, “La mia casa dei sogni”, “Voglio tornare a casa mia”.
Sono i disegni dei bambini sfollati del Grattacielo di Ferrara, piccoli frammenti di quotidianità sospesa che raccontano più di qualsiasi comunicato ufficiale, che presto saranno i protagonisti di una mostra aperta a tutti. Da tre mesi, insieme alle loro famiglie e a centinaia di altre persone, vivono in alloggi temporanei. Qualcuno, più fortunato, ha trovato una soluzione definitiva. Ma in quegli spazi provvisori, la normalità si costruisce giorno dopo giorno, tra difficoltà e incertezze.
A dare voce a questo racconto silenzioso è stata l’associazione Cittadini del Mondo, che sabato 4 aprile ha accolto i bambini nel proprio spazio di Mura di Porta Po per l’iniziativa “C’era una casa molto carina, disegniamo assieme?”.
Acquerelli e colori in mano, i bambini hanno trasformato fogli bianchi in paesaggi interiori. Il grattacielo ritorna spesso, quasi come un punto fermo da cui non si riesce davvero a staccarsi. In alcuni disegni emergono tristezza e nostalgia, in altri parole semplici ma cariche di significato. Non slogan, ma richieste. Quelle di tornare nel proprio spazio sicuro.
Intorno a loro, la realtà resta complessa. Le famiglie sfollate continuano a fare i conti con sistemazioni precarie, mentre il sostegno concreto arriva soprattutto dal mondo del volontariato, impegnato a garantire condizioni dignitose e a preservare, almeno in parte, la quotidianità dei più piccoli.
Nel frattempo, la questione dello sgombero del Grattacielo – ribadiscono da Cittadini del Mondo – “continua ad essere raccontata dalle istituzioni come un problema privato”. Ma quei disegni restituiscono un’altra verità: quella di una comunità intera, fatta anche di bambini, che chiede semplicemente di essere ascoltata. E, soprattutto, di tornare a casa.